• Presidente di ATCP - Stefano Angeli

La nuova Costa Paradiso, perché il futuro è oggi

Gentili partecipanti,

Se guardiamo Costa Paradiso, non possiamo non ammettere che la sua bellezza vada di pari passo ai suoi problemi, almeno fino ad oggi. Molti di questi nascono in un passato così lontano da collocarsi anche prima della nascita di chi scrive. Problemi che si sono via via stratificati nel tempo generando divergenze, contrapposizioni, dibattiti, cause legali e molto tempo speso. In questo scenario, parecchi anni fa, svariate persone hanno iniziato a prendere coscienza della grave situazione del territorio, ed hanno cominciato ad organizzare gruppi, associazioni, o semplici siti di informazione. A prescindere dalle opinioni di ciascuno, l’aspetto positivo di ciò è la progressiva sensibilizzazione dei proprietari, che hanno iniziato ad interessarsi di questo posto non solo come luogo per le vacanze, ma anche delle sue problematiche. Basti pensare all’evoluzione dall’assemblea ormai famosa del 2011, con meno di 30 persone, fino all’assemblea dei 2021 con circa 200 partecipanti nonostante il COVID. Assemblee prima svolte a dicembre per pochi “fortunati” oggi ad agosto nel picco dell’affluenza.


Una sentenza tanto attesa

In questa ottica, tanto è stato fatto, come si è detto. La maggior parte dei problemi trae origine nel lontano 1° agosto 1995, con la scadenza della convenzione di lottizzazione di Costa Paradiso, che prevedeva la presa in carico delle opere di urbanizzazione, quali la rete idrica, l’impianto fognario e di depurazione, la rete viaria e gli altri standard urbanistici da parte del Comune. Tutti sappiamo che questo non è avvenuto con i problemi che si sono generati di conseguenza. Si arriva quindi al 2012 con l’impugnazione al TAR da parte dell’allora Presidente di ATCP Ferdinando Mulas, del diniego del Comune di acquisire le opere di urbanizzazione. Saltando 9 anni di trincea e di rinvii, si arriva finalmente a sentenza nel mese scorso. Tale sentenza, va detto, viene tirata per la giacchetta un po' da tutte le parti, tra chi sostiene che si tratta di una vittoria e chi, invece, afferma che costituisce una sconfitta perché mette gli oneri dell’ampliamento dell’impianto fognario a carico di chi ha acquistato un lotto, ha ottenuto dal Comune una licenza edilizia e poi ha costruito (che in realtà è ciò che prevede la legge). A mio giudizio, parlare di sconfitta è sbagliato, perché chi, come me, voleva chiarezza, non può che ritenersi soddisfatto. Questo perché la sentenza:

1) Ha stabilito che le attuali infrastrutture di Costa Paradiso (strade, parcheggi, rete idrica e fognaria) devono passare al pubblico entro 180 giorni (le prime due al Comune gli altri ad Egas-Abbanoa).

2) Ha stabilito che la gestione e i relativi oneri sono di competenza degli enti a ciò preposti dalla legge;

3) Ha stabilito che gli oneri finanziari per l’ampliamento depurativo e fognario gravano, in via generale, sul lottizzante e i suoi aventi causa nonché sui soggetti obbligati propter rem, vale a dire coloro che hanno acquistato un lotto, hanno avuto dal Comune una concessione edilizia ed hanno edificato una o più unità immobiliari.

Mi permetto un commento solo sull’ultimo punto: è innegabile che una fetta consistente dei proprietari speravano di non doversi accollare tale spesa. In questo senso si legge la delusione di queste persone verso la sentenza. Che dire, ognuno di noi vorrebbe non pagare, ma si farebbe un torto alla nostra intelligenza pensare che solo a Costa Paradiso non si pagano gli oneri primari e si ottengono gli stessi a spese di altri (Abbanoa? Comune?). È quindi giusto, a mio giudizio, pagare l’ampliamento della fognatura, che rientra tra gli oneri primari che moltissimi di noi non hanno mai pagato.


L’impegno del Comune

Il 20 agosto molti di voi, come il sottoscritto, hanno partecipato alla riunione indetta dal Comune di Trinità. Prima di qualsivoglia valutazione sul merito, mi permetto di ringraziare l’amministrazione Comune per questa iniziativa. Non era facile venire nella “fosse dei leoni” per spiegare il proprio punto di vista, e rispondere ai dubbi dei presenti. Questo perché - è innegabile – il risentimento diffuso tra i proprietari di case verso un Comune considerato poco attento al territorio e ai servizi (uno su tutti, la raccolta dei rifiuti). Tutto però si è svolto in modo ordinato, e l’auspicio è quindi di vedere riproposto questo esperimento tutti gli anni. Ci sono interessi diversi, ma il dialogo è indispensabile.

In questa riunione sono state dette molte cose interessanti, e vorrei ricordare alcuni aspetti fondamentali. Il Sindaco ha chiarito di voler acquisire le opere di urbanizzazione e con questo chiudere 26 anni di convenzione scaduta ma mai, di fatto, chiusa. Nel concreto questo vuol dire che il Comune assumerà la proprietà e la gestione delle strade e dei parcheggi esistenti, garantendo la manutenzione con le casse Comunali. La rete idrica e fognaria esistente invece, verrà presa in carico da Comune, per essere poi contestualmente girata ad Egas-Abbanoa per la sua gestione.

Concretamente questo significa:

1) Le spese di manutenzione per strade e parcheggi: oggi a carico della Comunità, passano al Comune attraverso le tasse che già paghiamo.

2) Le spese per la gestione dell’attuale impianto fognario, poiché la gestione passerà ad Abbanoa, non saranno più pagate alla Comunità come costo per mc costruito (quindi si pagava anche senza consumare) ma regolate da specifiche tariffe pubbliche a valenza regionale in base ai mc di acqua consumati.

3) Le spese per la gestione dell’acquedotto, comprese le perdite e il servizio di riparto. Noi tutti oggi per la fornitura di acqua paghiamo la bolletta di Abbanoa (che comprende 50€/anno per il servizio di riparto), la manutenzione dell’acquedotto attraverso le quote della Comunità, e, soprattutto, le perdite della rete che sono un aggravio non indifferente per i partecipanti. Con il passaggio ad Abbanoa, ognuno di noi pagherà solo e soltanto la tariffa pubblica regionale, senza altri costi occulti.

È evidente che queste tre voci di spesa non saranno più richieste dalla Comunità con un evidente vantaggio per tutti i partecipanti.

Ognuno di noi dovrebbe essere quindi molto soddisfatto di questo risultato, che chiuderebbe definitivamente un passato di problemi e di visioni contrapposte, aprendo invece una nuova prospettiva su Costa Paradiso e quindi sul suo immediato futuro.

Resta ancora una questione aperta: quanto paghiamo per l’ampliamento della fognatura? E a chi?

Ho fatto questa domanda, ma la risposta non è del tutto chiara. La promessa che chi realizzerà l’ampliamento non lo farà a scopo di lucro è un requisito necessario ma non sufficiente a garantire un prezzo equo in linea con le tariffe regionali. Serve chiarezza prima di partire con i lavori. Su questa tematica, mi aspetto un chiarimento ulteriore dall’Ing. Cassitta.


CdA 2021: Una occasione mancata, un problema per il futuro

In questa positiva congiuntura, stride non poco, l’elezione del nuovo CdA nell’assemblea dell’11 agosto scorso. Già perché la nuova amministrazione si porta dietro quattro fardelli di non poco conto:


Ha fallito nella capacità di rinnovarsi

Per usare una metafora, la nuova amministrazione è come una coppia stanca senza figli. L’integrazione, a mio giudizio positiva, della sig.ra Bianchini non vale a rinnovarla in quanto il nuovo C.d.A. ripropone per 5/6 i componenti del C.d.A. uscente. Abbiamo persone al terzo mandato che hanno ammesso più volte la loro stanchezza e la loro voglia di lasciare, nonché due persone che in modo esplicito hanno accettato di ricandidarsi a tempo limitato. Sarebbe pretenzioso chiedere alla sola Bianchini di portare avanti la “baracca”, ed ecco quindi l’incapacità degli attuali amministratori di riuscire ad immaginare qualcuno dopo di loro che non siano loro stessi. Fino a quando ho fatto parte del C.d.A. ho provato, più volte, a porre questo tema al centro del tavolo di discussione, senza successo. Abbiamo insomma eletto un C.d.A. avviato verso la sua ultima stazione.

È avvilente ritrovarsi in assemblea a votare una sola lista senza programma

L’imbarazzo di trovarsi di fronte ad una sola lista, per giunta nota solo all’ultimo momento, era pesantemente emerso durante l’assemblea, ed è assordante il silenzio opposto da coloro che quella lista l’hanno congegnata e voluta. Per di più senza dire nulla di ciò che vuole fare in futuro oltre a portare a termine la linea d’azione ormai nota e pregressa, e dunque un passato che ormai si sta chiudendo. Abbiamo quindi davanti a noi tre anni di incognite, con la consapevolezza che se la Comunità non sarà della partita ora, non lo sarà più forse per sempre.

Ha fallito nella capacità di unire ed allargare il consenso ad altri gruppi

Non abbiamo notizia del coinvolgimento, nemmeno tentato, di Amici di Costa Paradiso, degli ex Unione Proprietari, e del tessuto economico sano, che lavora e paga regolarmente le quote della Comunità. Aggiungo, quasi sarcastico, la mia esclusione che, sono sicuro, non è avvenuta per volontà della Lanciotti come Monterosso ha dichiarato, ma su questo ci tornerò approfonditamente con un altro articolo.

Questa è la Comunità dei Partecipanti, e sebbene il regolamento preveda qualsiasi maggioranza e qualsiasi numero, io resto un fautore di una amministrazione rappresentativa di quante più idee possibili, perché la nostra democrazia l’abbiamo conquistata sconfiggendo queste pericolose derive.

Abbiamo spesso addossato le colpe di una cattiva gestione della Comunità all’ingerenza o all’assenza del Comune. Vero, ma solo in parte, perché la Comunità ha fatto da sé le sue scelte sbagliate. Peraltro, nell’ultima assemblea il Comune non era presente, eppure siamo stati capaci di ripetere gli stessi errori. Siamo stati insomma incapaci di mostrarci responsabili nel chiedere e votare una lista largamente partecipata che potesse rappresentare tutti o quasi gli interessi di un territorio molto variegato. Noi Partecipanti quindi dovremo farci un serio esame di coscienza perché è arrivato il momento di assumerci le nostre responsabilità chiedendo a noi stessi e ai nostri amministratori, una gestione a 360 gradi dei bisogni di tutti, senza concentrarsi in modo morboso solo sulla fognatura o la contabilità lasciando sguarnito un intero territorio.

Un Presidente incapace di fare squadra

La Comunità, per sua natura, non è una azienda. Non deve essere amministrata con un “capo padrone”, anche bravo e illuminato che sia, che detta la sua linea e non accetta deviazioni. Monterosso per la sua storia, ha penso dimostrato di essere un bravo capo azienda, ma qua le doti che si chiedono sono altre. Io ritengo che il bene di tutti, debba essere amministrato ascoltando e cercando di tutelare l’interesse di ciascuno, e non solo l’opinione personale o della stretta cerchia di amici. Serve insomma un grosso sforzo, di ascolto prima, e di sintesi poi. Anche laddove questo sforzo possa portare a delle decisioni non in linea con l’opinione personale del Presidente. In questo lo stesso Monterosso non mancò di elogiare il compianto Ferdinando Buffoni. Persona da cui ha ereditato i compiti ma non certo il carisma. Il C.d.A. di cui anche il sottoscritto ha fatto parte, era costituito dall’incontro di tre liste: fatto assolutamente positivo che infatti ha saputo esprimere una linea di azione molto spesso sofferta ma sempre concertata che ha portato i suoi frutti, e il consenso tra i partecipanti è sotto gli occhi di tutti. Questo valore aggiunto però si è perso alla prima occasione utile, l’assemblea 2021: Monterosso ha ceduto ai suoi istinti, e ha preferito perseguire la strada comoda di costruirsi una lista che potesse assecondarlo nei suoi pensieri e nelle sue azioni. Si è presentato in assemblea chiedendo il voto come successore del lavoro fatto dal C.d.A. 2017-2021, ma questa è una clamorosa bugia. Ha presentato una lista monocolore/mono pensiero che di fatto, getta alle ortiche tutto il lavoro fatto, e mette una pietra tombale sulla sua capacità pratica di ascoltare, unire, trovare il compromesso e persino di onorarlo nei casi in cui viene raggiunto. Non voglio dire che persegue scelte sbagliate, almeno per la maggior parte delle volte, ma è sicuramente deprecabile il metodo nella realtà molto variegata di Costa Paradiso che richiede ben altro approccio e ben altra sensibilità. Piaccia o no, Monterosso è inviso al Comune e al suo Sindaco appena rieletto. È inviso ad una grossa fetta di imprenditori locali, e anche a quei gruppi di proprietari oggi non rappresentati (vedi ex Unione Proprietari e Amici di Costa Paradiso) nel suo C.d.A. In pratica ad oggi è appoggiato solo da una lista. Non dobbiamo difatti dimenticare l'esclusione del sottoscritto, esponente di ATCP, ed i tentativi, tutt'ora in atto, di escludere anche Ferdinando Mulas, storico presidente di questa Associazione. Un uomo insomma troppo concentrato a dividere e dividerci. Serve un Presidente con altre attitudini e non un capo padrone della sua azienda, ma soprattutto, se vogliamo rimettere al centro del tavolo la Comunità, non possiamo sperare che avvenga in queste oggettive condizioni di isolamento.


La precarietà della Comunità

Possiamo ritenere l’alba del giorno dopo la sentenza del TAR, come il primo giorno del futuro di Costa Paradiso tutto da scrivere. È stato fatto un grosso lavoro per liberare la Comunità da tutti quei compiti e quelle spese improprie che ne hanno zavorrato l’attività. Con il passaggio delle opere al pubblico, dobbiamo prendere coscienza che la nostra Comunità si ritroverebbe un contenitore costoso e quasi inutile. Tuttavia, è utopistico, come qualcuno afferma, immaginare che la Comunità possa chiudere, perché i beni e le parti comuni esisteranno sempre. È realistico, invece, ritenere che questa istituzione possa ritrovarsi senza funzioni specifiche, e per questo considerata una intuite per quanto perpetua, fonte di spesa. Uno scenario che deve essere scongiurato in tutti i modi, lavorando per ridare una forma ed una sostanza ad un organismo che, in altri contesti della Sardegna, ha saputo dimostrarsi un valore aggiunto per la qualità delle vacanze nonché per il valore immobiliare.

La certezza su cui ognuno di noi dovrebbe prendere piena coscienza, sono i tempi: nell’istante in cui il Comune completerà l’acquisizione delle infrastrutture, deve esistere un piano di attuazione per la gestione degli stesse che possa coinvolgere la Comunità. Lavoro che deve essere fatto prima di questo passaggio o sarà troppo tardi.


Un futuro nuovo tutto da scrivere

Sono entrato a far parte di ATCP nel 2013 perché mi riconoscevo nei suoi principi fondativi, tanto ampi nella sua declinazione quanto fondamentali per questo territorio ossia:

1) tutela degli interessi collettivi e dei singoli, quando hanno valenza generale;

2) tutela dell'ambiente naturale, patrimonio di tutti, nei suoi vari aspetti;

3) valorizzazione in tutte le forme possibili del territorio comune.

Da qui intendo ripartire e far ripartire tutti quanti attraverso una nuova e più moderna declinazione di questi principi generali sempre validi.


Tutela degli interessi collettivi e dei singoli, quando hanno valenza generale


Intesa tra esercenti e proprietari di case

Pensiamo a tutti i servizi e alle necessità che una variegata popolazione di Costa Paradiso può avere. Se guardiamo agli esercenti, osserviamo la necessità di garantire un servizio che possa essere sostenibile in un territorio purtroppo a vocazione stagionale. Se guardiamo i proprietari di case invece, c’è l’aspettativa di una offerta ampia senza la necessità di organizzare i propri acquisti lontano dal territorio. È evidente quindi che l’interesse del proprietario di casa che vive a Costa Paradiso, è diverso dal turista. È possibile immaginare un prezzo calmierato sui beni di acquisto e sui servizi, che possa privilegiare questa categoria di persone, come avviene in tante altre parti? Possiamo quindi immaginare un semplice proprietario di casa, che decide di venire a Costa Paradiso anche fuori stagione, potendo contare su esercizi commerciali aperti con prezzi calmierati evitando di viaggiare con la macchina carica di cibo. Ecco, quindi, che gli interessi che possono apparire diversi, visti sotto un altro punto di osservazione, coincidono. È chiaro in questo senso, il ruolo che può assumere la Comunità quale organismo che raggruppa, organizza e rappresenta entrambi. Principio ancora più forte se si considerano i residenti.

Un servizio di vigilanza a 360 gradi

Questo servizio, non neghiamocelo, è nettamente peggiorato in questi anni e non per colpa di chi lo svolge con impegno e professionalità. Questo è un servizio, la cui ricaduta ha un interesse sia generale che particolare. Tutti noi vorremmo un territorio controllato sia nelle sue parti comuni che nella proprietà privata. In questa prospettiva, possiamo immaginare la costituzione di un consorzio di vigilanza, che, sulla base di un preciso capitolato, firma un accordo pluriennale con la Comunità sulla falsa riga di quanto già è stato fatto per il servizio medico. Un servizio che vada oltre la semplice vigilanza del territorio con la circolazione delle automobili e si estenda anche ai beni privati con l’offerta di una assicurazione garantita appunto dal servizio costante e potenziato di pattugliamento del territorio. Un costo superiore certo, ma una garanzia vera e completa della tutela del patrimonio privato.

La gestione del servizio postale

Fino a pochi anni ha, la Comunità riceveva la posta di tutti, indistintamente. Un servizio che era diventato ormai insostenibile con l’attuale struttura della Comunità. Tuttavia, la soluzione adottata, sostanzialmente di disimpegno, si sta rivelando un onere tutto sulle spalle dei partecipanti. Già perché vivere a Costa Paradiso non è come vivere la nostra vita quotidiana in città, in cui possiamo godere del servizio di portineria, e di una vita quotidiana cadenzata dagli impegni lavorativi. A Costa Paradiso veniamo, si spera, per stare al mare. Posto non solo in cui non consegnano pacchi, ma in cui spesso non prendono nemmeno i telefoni. Il risultato è dover rinunciare alla nostra giornata di vacanza per ricevere un pacco (sperando che sia puntuale) o peggio, rinunciare all’acquisto. È sbagliato. Serve tornare indietro, studiando assieme al Comune, alle Poste e alle ditte di spedizioni, una soluzione comoda per tutti, prevedendo al limite un contributo in termini di strutture di accoglienza da parte dei partecipanti tramite la Comunità.

La raccolta dei rifiuti – decoro del territorio

È innegabile l’inadeguatezza del servizio, che si è reso evidente agli occhi di tutti, nel momento in cui la Comunità ha smesso di svolgere un servizio integrativo. Il problema è noto al Comune che, il 20 agosto, ha promesso un potenziamento. Anche in questo la Comunità può tornare a svolgere un ruolo integrativo nell’esclusivo interesse del godimento del territorio. Possiamo da una parte chiedere al Comune il riconoscimento della tariffa stagionale prevista per legge, e dall’altra prevedere un servizio integrativo attraverso un controllo costante del territorio per ripulirlo di quanto possa trovarsi in modo improprio al di fuori degli idonei centri di raccolta.

Gli stessi centri di raccolta che, va detto, rappresentano un vero e proprio pugno in un occhio al decoro del territorio. Inoltre, questo sistema non consentirà di sanare la maleducazione dei non pochi abitanti nella corretta raccolta differenziata. Già perché l’esistenza del “contenitore unico” lascia impuniti coloro che gettano la mondezza nei cassonetti sbagliati compromettendo non solo la raccolta differenziata, ma anche l’impegno e il senso civico di tutti gli altri. In quest’ottica vale la pena ragionare sulla raccolta porta a porta. Certo questo comporterebbe un obbligo per ciascuno di noi di dotarsi di cassonetti idonei anti-cinghiali a bordo lotto, ma responsabilizzerebbe tutti potendo sanzionare in modo puntuale i maleducati e si spera, risolvere definitivamente il problema.

La gestione dell’acquedotto e della fognatura

Tema delicato, e non è detto che in questo la Comunità possa svolgere un ruolo attivo, ma vale la pena provarci. Sarebbe utile a parer mio, assieme al Comune, sottoporre ad Abbanoa la necessità di affidare la gestione, almeno nei casi straordinari, di questi asset. Tutti noi siamo ben consci della precarietà di questi servizi in un territorio aspro come Costa Paradiso. le rotture sono all’ordine del giorno, e non possiamo pensare di affidare la gestione di queste emergenze ad un organismo come Abbanoa, con tutti i suoi problemi. Il rischio concreto è di ritrovarsi giorni o settimane, con servizi interrotti in attesa della riparazione. La Comunità ha svolto questo servizio per 50 anni, sa dove intervenire e sarebbe capace di farlo tempestivamente come ha sempre fatto. È necessario quindi aprire un dialogo con Abbanoa, che possa portare alla stesura di un piano di intervento delle emergenze con annesso tariffario concordato, perché è bene ricordarlo, questi servizi non devono più essere a carico della Comunità. Questo non può in nessun modo essere immaginato senza l’appoggio del Comune.

La gestione del traffico sempre più in aumento

È indispensabile intervenire sulla regolamentazione del traffico attraverso un piano concordato col Comune che possa prevedere l’implementazione di sensi unici, di parcheggi aggiuntivi, di controlli e di mobilità. Possiamo immaginare di realizzare un parcheggio per i turisti che non alloggiano a Costa Paradiso, su un terreno messo a disposizione della Comunità, ed una navetta pubblica che possa portare tutti nei vari punti sotto costa. Possiamo pensare ad un potenziamento delle funzioni del servizio di vigilanza con la possibilità sanzionatoria. Tema ovviamente che non può che prevedere il coinvolgimento del Comune che così si vedrebbe sgravato di questo compito.

La guardiania

Serve immaginare un nuovo ruolo della sbarra che non sia solo un sali-scendi senza specificità. Possiamo prevedere quindi un doppio ingresso: uno per i proprietari, capaci di alzare la sbarra con un badge, e uno invece sorvegliato, per tutti gli altri. In questo modo si potrebbe da una parte controllare le presenze sul territorio (anche indirizzando sulle specifiche abitazioni il servizio di vigilanza), e dall’altra dare un senso chiaro a questo servizio per gli esterni.

Il servizio medico

Indispensabile in questo territorio, deve essere mantenuto e potenziato. Potenziato nell’offerta, coinvolgendo il Comune, e soprattutto, creando le condizioni perché si possa avere una farmacia in un territorio così vasto e popoloso durante l’estate. Certo ognuno di noi pagando le tasse, si aspetta servizi eccellenti. È utopia, e non possiamo negarcelo. Se vogliamo un territorio fruibile e gradevole, dobbiamo prevedere una integrazione nei servizi al pari di altri consorzi della Sardegna. Sarebbero soldi ben spesi!


Tutela dell'ambiente naturale, patrimonio di tutti, nei suoi vari aspetti

il successo di questo territorio è la sua innegabile bellezza. Bene prezioso che deve essere tutelato e preservato costantemente. In questo la Comunità ha un organismo, la Commissione Tecnica Artistica, che svolge un importantissimo lavoro di controllo sia dei nuovi progetti rispetto alle regole paesaggistiche, sia degli abusi realizzati. Un lavoro preziosissimo che, il pubblico non potrebbe mai offrire in modo sufficiente in un territorio così ampio e complesso. Ecco, quindi, la necessità di offrire un nuovo accordo al Comune, che possa investire la CTA della funzione di controllo e segnalazione di tutte le difformità riscontrare al Comune stesso, agendo con un’unica entità. Un servizio, quello della CTA, che dovrà prevedere professionalità tecniche anche indicate dal Comune. Un servizio di fatto pagato dalla Comunità e di indubbio interesse per il Comune. Il valore immobiliare di Costa Paradiso è indissolubilmente collegato al rispetto da parte di tutti, delle regole. È quindi di interesse generale rispettarle e farle rispettare, come tutti i consorzi seri della Sardegna.


Valorizzazione in tutte le forme possibili del territorio comune

abbiamo assistito negli ultimi anni, ad un territorio che, per vari motivi, è rimasto privo di qualsiasi intervento, diventando un noioso dormitorio. È evidente che l’interesse per questo territorio nasce soprattutto dalle sue attrattività che sono essenzialmente naturalistiche, ma potrebbero essere anche ludiche.

Sul primo punto dobbiamo ammettere che, le discese a mare, hanno subito un progressivo abbandono frutto di un rimpallo stucchevole di responsabilità. Il risultato è l’evidente difficoltà ad entrare in acqua, che spinge molti di noi ad andare fuori. È necessario avviare un dialogo col Demanio che possa prevedere l’attuazione di tutte le iniziative di carattere normativo, volte a sbloccare la sistemazione del litorale. In questo la Comunità può svolgere un servizio integrativo, magari acquistando passerelle di legno mobili ecc. Il tutto però passa dall’approvazione degli enti pubblici, che devono farsi promotori di tale iniziativa, ed ecco la necessità, ancora una volta, del coinvolgimento del Comune.

Sul secondo punto, penso sia arrivato il momento, e lo dico alla Comunità, di smetterla di porre solo problemi. Devono essere favorite e promosse iniziative di carattere ludico e non solo, che possano promuovere il territorio e il suo prestigio da una parte, e creare attrazioni per i suoi residenti. Compito che colpevolmente la Comunità aveva “affidato” all’iniziativa di privati come è stato il Comitato Eventi del compianto Enrico Calilli. La Comunità deve assumere un ruolo centrale in questo compito, al pari di altri consorzi.


La chiamata ad un impegno da parte di tutti in una fase storica per Costa Paradiso

Deve essere chiaro a tutti a questo punto, l’importanza della fase che stiamo attraversando, e dell’impegno che essa richiede da ognuno di noi. È arrivato il momento di lasciarci alle spalle tutte quelle questioni che ci hanno visti schierati in vari gruppi spesso contrapposti, perché le ragioni di tali divisioni non hanno più motivo di esistere dal giorno in cui il Comune avrà acquisito opere e standard.

Per le ragioni espresse sopra, ritengo quindi necessario, ancorché doveroso, agire subito e agire tutti. L’attuale C.d.A, espressione di pochi, non può essere più considerato moralmente investito del “potere” di rappresentare l’interesse di tutti.

Dobbiamo quindi recuperare lo spirito di unione che esiste in ognuno di noi e in tutti i gruppi di Costa Paradiso, superando personaggi e personalismi diventati ormai dinosauri che siedono stabilmente nel C.d.A. da ormai un decennio. Abbiamo il dovere di immaginare un futuro fatto di concertazione e di confronto, che possa mettere al centro del tavolo una nuova Costa Paradiso al cui interno tutti si devono riconoscere e sentire rappresentati. Per questo importante obiettivo, non c’è più tempo da perdere!

Rivolgo un invito al neocostituito consorzio di imprenditori per l’attivazione di un dialogo finalizzato al raggiungimento di comuni obiettivi, nel rispetto dei reciproci interessi. Proprietari di case ed imprenditori di Costa Paradiso, non hanno interessi contrapposti. Tutti quanti vogliamo un territorio più fruibile, con servizi oltre gli standard come questo posto richiede, e con esso una valorizzazione generale dei beni immobili. La comunità ha operato per 50 anni, ha il know how, le risorse umane e le infrastrutture. Non serve un contenitore nuovo, quanto piuttosto ammodernare quello che già esiste garantendo la rappresentanza di tutti gli interessi.

È necessario ricostruire un dialogo costruttivo con il Comune finalizzato al raggiungendo di un accordo con precisi compiti ed impegni per entrambi. Questo muro contro muro con la nostra principale istituzione pubblica ci sta danneggiando e deve essere assolutamente superato: con idee e persone nuove!

Se saremo capaci di ciò, allora potremo riscrivere il nostro regolamento, funzionale e coerente con la nuova missione della Comunità. Riscrittura, che deve vedere coinvolti tutti. Compito che questo C.d.A., espressione di una minoranza per sua stessa volontà, non può assolvere. Non è, perciò, immaginabile aspettare oltre: Il futuro è oggi, è necessario agire tutti insieme e farlo subito, e per questo conto su ognuno di voi!


Ottobre 2021

Stefano Angeli



Documento Programmatico ATCP 2021-2024
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