• Presidente di ATCP - Stefano Angeli

Servizio di riparto: storia di un disastro economico

[articolo integrato in data 21/01/2022]


Gentili partecipanti,

correva l’anno 2017, tutti ricorderanno la situazione in cui versava il territorio con lo slaccio dell’acqua che si procrastinava da oltre 6 mesi. Si disse che la colpa era dei morosi. In parte era senz’altro così, ma la situazione era talmente complessa da risultare impossibile individuare una sola causa. Eppure, si fece una campagna di informazione molto pressante nei mesi successivi, secondo cui, adottando il servizio di riparto, non saremmo stati più schiavi dei morosi e quindi non ci avrebbero più staccato l’acqua. Nulla però si disse dei costi che una soluzione del genere prevedeva per valutare sul piatto della bilancia appunto costi e benefici.


Il servizio di riparto

Si decise di chiedere ad Abbanoa la fatturazione diretta. Come tutti sappiamo, i cespiti di Costa Paradiso, compreso l’acquedotto, non erano e non sono ancora pubblici, quindi Abbanoa propose una soluzione ibrida: fatturazione diretta dei consumi finali a ciascun utente, e fatturazione alla Comunità delle perdite della rete di Costa Paradiso calcolata come differenza tra la somma delle letture finali con il contatore master all’entrata di Costa Paradiso. In pratica tutti quanti noi riceviamo la bolletta da Abbanoa, ma restiamo vincolati alla Comunità titolare del contratto principale. Una soluzione che a mio giudizio non risolve il problema. Il CdA, di cui anche il sottoscritto faceva parte, decise con il verbale del 20 gennaio 2018 di adottare il servizio di riparto proposto da Abbanoa, con un solo voto contrario, il mio: “il consiglio approva a maggioranza, col voto contrario del consigliere Angeli che non condivide le modalità di ripartizione delle spese proposto da Abbanoa nel contratto”.


I costi lievitati

Adottare questa soluzione non è stato certamente indolore. Infatti, il solo costo del servizio grava ogni anno per 50€ per ciascuno di noi a cui dobbiamo sommare le perdite della rete di Costa Paradiso stimate in circa il 35%. Certo, se chiedete delucidazioni al CdA vi diranno che il 35% è un ottimo risultato, che Abbanoa stima perdite sulla sua rete per oltre il 50%. Peccato che i calcoli di Abbanoa siano fatti su una intera rete regionale, fatta da migliaia di km di condotte, mentre quelle di Costa Paradiso saranno calcolate su una cinquantina di km al massimo. Insomma, è come paragonare le perdite della propria pompa dell’acqua in giardino con le perdite di Abbanoa: una assurdità al limite del ridicolo.


Il motivo di disaccordo

La mia contrarietà nasce da come si è deciso di far pagare le perdite dell’acquedotto di Costa Paradiso. Dopo un lungo dibattito, venne sottoposta all’attenzione del CdA una unica soluzione, individuata nel contratto oggi vigente. Espressi forti perplessità sul costo che rimaneva ancora a carico della Comunità, per altro di difficile stima. Difatti il primo anno si mise a bilancio perdite per 65.000 euro che poi risultarono 124.000 euro a consuntivo. Si proseguì l’anno dopo prevedendo 150.000 euro che risultarono a consuntivo 281.000 euro! Perché possiate prendere coscienza dell’enormità di questa nuova voce di spesa, pensate che nel 2016-2018, quindi il biennio prima dell’introduzione del servizio di riparto, spendemmo complessivamente per l’acqua in media 396.000€/anno. In pratica oggi, le sole perdite di Costa Paradiso, hanno una incidenza pari al 70% del TOTALE che pagavamo prima senza ancora aver aperto il rubinetto dell'acqua!


Le conseguenze disastrose per Costa Paradiso

Ovviamente questo enorme aggravio di costi ha avuto delle ripercussioni sulle altre voci di spesa a bilancio che hanno subito pesanti tagli nel biennio 2019-2021. A titolo di esempio, e sempre attraverso dati pubblici, potete leggere un -56,83% alla voce “spese per il territorio, spese manutenzione e potenziamento”, un altro -50% alla voce “spesa manutenzione discesa a mare e verde” e un -29,27% alla voce “spesa funzionamento uffici e guardiania”.

Curioso anche notare un -30,56% alla spesa "manutenzione ordinaria acquedotto". Un cane che si morde la coda, sintomatico di un approccio puramente finanziario e non pragmatico della gestione della Comunità.


Nella schermata riportata sotto, potete vedere in totale trasparenza un estratto delle cifre che vi ho riportato Cifre che potete consultare integralmente nel rendiconto allegato a questo articolo o scaricare dal sito della Comunità.


Ecco quindi che, chi oggi incolpa la Comunità di aver abbandonato il territorio che appare appunto vittima dell’incuria, non dice proprio delle stupidaggini e andrebbe ascoltato con maggiore umiltà da chi ci amministra.


Cosa avevo proposto di fare

Io avevo proposto una soluzione di compromesso più equa: poiché ognuno di noi, in una situazione normale, paga le perdite attraverso la tariffa dell’acqua a metro cubo, anche in una situazione ibrida avremmo dovuto simulare questa condizione. Proposi di riallocare le perdite su ciascuno di noi in base ai propri consumi, e non in parti uguali. Basti pensare all’enorme disparità di trattamento tra il proprietario di una piscina e quello di un piccolo appartamento in condominio che pagano praticamente la stessa cifra. In questo modo, chi al limite non consumava acqua, non pagava nessun aggravio. Inoltre, Abbanoa poteva facilmente riallocare questa imposta su ciascuno di noi a conguaglio nella bolletta successiva (avendo tutte le letture), senza addossare il montante complessivo alla Comunità. Lo spauracchio dei morosi però dominava ed alienava qualsiasi discussione su questa ipotesi e per questo mi ritrovai da solo a non votare l’unica soluzione sul tavolo.

Si poteva anche pensare di creare una provvigione economica, versando 200€ una tantum ciascuno alla Comunità (da restituire una volta avvenuta la cessione dei cespiti), per formare un fondo cassa di 400.000 euro in caso di problemi di morosità. Qualcuno all’epoca fece questa proposta, ma rimase inascoltato. A conti fatti al momento abbiamo già versato ad Abbanoa oltre 800.000 euro di sovraprezzo e non se ne capisce la ragione.


La storia si ripete: di nuovo in causa con Abbanoa

La storia recente ha spazzato tutti i dubbi. Il contratto proposto da Abbanoa, che era stato presentato come l’unico applicabile da Abbanoa, non verrebbe correttamente applicato da Abbanoa stessa, stando a quanto riferisce la Comunità. In sostanza ci verrebbero addossati costi maggiori, molto maggiori che gravano, come abbiamo visto, sul bilancio e sulle tasche di tutti noi. Forse è anche la ragione dell’esplosione al rialzo di questa spesa.

Il CdA ha deciso di fare causa ad Abbanoa, e prudenzialmente di pagare le bollette addebitate.

Sappiamo che il Comune ha compiuto quasi tutti i passi per adempiere all’acquisizione degli standard. Mancherebbe solo la formale comunicazione in Comunità di avvenuta acquisizione. In questa importantissima partita però latita Abbanoa che dovrebbe acquisire la gestione del servizio idrico integrato quindi la gestione dell’impianto fognario e dell’acquedotto di Costa Paradiso.


Sbagliato sottovalutare gli interessi di Abbanoa

Vogliamo pensare che questo ritardo sia dovuto soltanto alla lentezza di Abbanoa, e non ci sarebbe da stupirci, ma cominciano ad affiorare alcuni dubbi. Intanto è evidente che Abbanoa mollerà con poco entusiasmo un contratto che gli garantisce un extra incasso di 400.000€ ogni anno, e per questo tenterà di procrastinare il più possibile il suo scioglimento. Inoltre, può essere che il silenzio di Abbanoa sia dettato anche dalla causa legale che la Comunità ci ha annunciato di voler avviare con la NL del 23 Novembre 2021. Un contratto di norma non si scioglie se esistono delle pendenze economiche e/o giudiziarie. In pratica è concreto il rischio che il ritardo di Abbanoa possa essere dettato o aggravato dall’ingarbugliata situazione attuale con la Comunità: situazione in cui ci siamo infilati da soli! Insomma, un amministratore prudente, come mi auguro sia il CdA della Comunità, dovrebbe valutare ogni scenario prima di lanciarsi con troppa convinzione verso la soluzione che, a prima vista, può sembrare la più giusta. Questo senza metterne in discussione le ragioni e/o la validità della causa stessa che potrebbe essere presentata successivamente.


...e intanto noi paghiamo!

Se la situazione non trovasse una rapida soluzione e quindi si procrastinasse oltre, raffreddate gli entusiasmi e rassegnatevi a continuare a pagare gli extra costi per un tempo ancora indefinito. Parliamo di circa 200€ medi a testa ogni anno senza ancora aver aperto il rubinetto dell'acqua! Soldi a cui dobbiamo sommare le spese legali indefinite per natura che intanto dobbiamo anticipare.

La domanda, quindi, è sempre la stessa: era davvero necessario mettere in piedi questo costosissimo impianto di fornitura, consapevoli che sarebbe stata una situazione transitoria in attesa della cessione dei cespiti? Non valeva la pena chiedere un trattamento più equo ed al limite non accettare questo contratto capestro?

Non ci resta insomma che attendere, si spera, una veloce e senza intoppi acquisizione del servizio idrico integrato e che qualcuno magari si faccia un serio esame di coscienza.

Ah, un'ultima domanda: secondo voi, chi del CdA ha seguito, proposto difeso e sostenuto questo "bellissimo" servizio di riparto? Si accettano scommesse...

A voi (che pagate) ogni giudizio.


Stefano Angeli


GG Rendiconto Consuntivo- Preventivo eserc. 2019-20 e 2020.21
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