Fognatura, depuratore, acquedotto: facciamo chiarezza
- Redazione di ATCP

- 15 mar
- Tempo di lettura: 4 min

Gentili Soci e simpatizzanti di ATCP,
negli ultimi mesi Costa Paradiso è stata al centro di un crescente numero di polemiche e prese di posizione su diversi temi. Il risultato è spesso un rumore di fondo che rende difficile comprendere davvero cosa stia accadendo, quali siano i ruoli dei diversi soggetti coinvolti e quali prospettive si aprano per il futuro.
Con questo intervento vorremmo quindi provare a ricostruire i fatti in modo ordinato, offrendo alcuni elementi utili per orientarsi.
Il punto di partenza: la sentenza del TAR del 2022
Per comprendere la situazione attuale è necessario partire dalla sentenza del TAR del 2022, che ha definito alcuni punti fondamentali:
il Comune è tenuto ad acquisire dalla Comunità la proprietà e la gestione del Sistema Idrico Integrato, quindi acquedotto e fognatura;
il Comune deve completare le opere incomplete o non collaudate, con costi a carico degli aventi causa;
è stata riconosciuta la possibilità per i privati di consorziarsi per realizzare tratti di fognatura funzionali alle proprie abitazioni.
Questa decisione rappresenta oggi il quadro normativo entro cui tutti i soggetti devono muoversi.
Si può discutere sull’opportunità o meno di tale soluzione, ma resta il riferimento giuridico che disciplina la gestione del sistema idrico nel comprensorio.
La gestione della fognatura: il ruolo del Comune e della Comunità
A seguito della sentenza, il Comune ha acquisito la gestione della fognatura, che non è quindi più nella disponibilità della Comunità.
È importante chiarire questo punto: la Comunità non è più un soggetto attivo nella gestione della fognatura, anche se da più parti si continua a tirarla in mezzo in un clima di caccia alle streghe che ha generato solo confusione.
Può naturalmente rappresentare gli interessi dei proprietari in senso generale, ma non ha più competenze né dirette né indirette sulla gestione dell’impianto, e tantomeno sugli attuali lavori di ampliamento, che sono regolati dalla convenzione tra il Comune e la Paradiso Costruzioni.
Il Comune ha già avviato alcuni interventi di adeguamento, tra cui il rifacimento quasi completo delle stazioni di sollevamento, per un investimento di oltre 700.000 euro.
Questa spesa è stata posta dal Comune a carico di circa 60 partecipanti, individuati tra i proprietari. Tra questi figuravano tante persone note del panorama di Costa Paradiso, tra cui la Comunità, che ha deciso di farsi carico dell’onere per evitare che il costo ricadesse esclusivamente sui soggetti individuati.
Il nodo del depuratore
Un ulteriore tema riguarda il depuratore, che necessita di interventi di adeguamento alle prescrizioni della Provincia.
Non è un segreto che l’impianto presenti criticità: si tratta di una situazione nota da molti anni e che richiede interventi strutturali per garantire il pieno rispetto delle normative ambientali.
Le recenti verifiche degli enti competenti – Provincia, ARPA, ASL e Regione – sono intervenute proprio in questo contesto.
I lavori di ampliamento della rete fognaria
Per quanto riguarda l’ampliamento della rete fognaria, sono state sollevate alcune questioni di natura amministrativa e documentale, per le quali alla società Paradiso Costruzioni sono stati concessi 15 giorni per fornire chiarimenti e integrazioni. Nel frattempo, i nuovi lavori risultano sospesi.
Questo significa che non verranno realizzati nuovi tratti di fognatura. La Paradiso Costruzioni potrà mettere in sicurezza il cantiere, e chi era in procinto di allacciarsi potrà comunque farlo. Chi invece non era ancora raggiunto dalla fognatura, per il momento non potrà collegarsi.
Le conseguenze delle verifiche degli enti
A seguito degli interventi della Regione sull’ampliamento della rete e della Provincia sul depuratore esistente, il Comune ha comunicato ai proprietari che dal 1° giugno le abitazioni non allacciate alla fognatura e prive di fossa stagna non potranno essere utilizzate. I controlli saranno affidati alla polizia locale.
È opportuno ricordare che l’utilizzo di abitazioni dotate di fossa a dispersione configura una situazione di inquinamento ambientale, con possibili conseguenze sia amministrative sia penali.
Non si tratta di una novità: le criticità della situazione di Costa Paradiso sono note da tempo. In altre realtà del territorio, come Rena Majore, situazioni analoghe sono state gestite con la chiusura temporanea delle abitazioni fino al completamento della rete fognaria.
A Costa Paradiso si è cercato a lungo di consentire la fruizione delle abitazioni anche in presenza di queste criticità. Tuttavia, le recenti segnalazioni e verifiche hanno portato gli enti competenti ad intervenire in modo più diretto.
Il richiamo alla responsabilità ambientale
Come ATCP abbiamo più volte invitato i proprietari a superare il sistema delle fosse a dispersione, che comporta un evidente impatto ambientale, e a dotarsi almeno di fossa stagna nei casi in cui l’allaccio alla fognatura non fosse ancora possibile.
Oggi la normativa e le verifiche degli enti stanno rendendo evidente quanto questa scelta fosse necessaria.
Le prospettive
In questa fase riteniamo fondamentale che:
Paradiso Costruzioni sia in grado di fornire rapidamente la documentazione richiesta, così da consentire la ripresa dei lavori;
in caso contrario, il Comune valuti il ritiro della convenzione e l’affidamento dei lavori ad un nuovo soggetto.
Il completamento della rete fognaria, insieme all’adeguamento e alla messa a norma del depuratore, è infatti l’unica soluzione strutturale e l’unico vero obiettivo da perseguire per eliminare definitivamente un problema ambientale che si trascina da molti anni, a prescindere da chi realizzerà gli interventi.
Alla luce della situazione attuale, ormai grave e conclamata, questa associazione invita gli enti competenti, a partire dal Comune, a intervenire subito affinché venga garantita la salvaguardia dell’ambiente.
Il capitolo acquedotto
Un discorso a parte merita l’acquedotto, spesso citato nel dibattito pubblico insieme alla fognatura ma con caratteristiche molto diverse.
A differenza della rete fognaria, l’acquedotto era gestito dalla Comunità. Negli ultimi mesi il Consiglio di Amministrazione ha portato a compimento un percorso atteso da tempo: la cessione della proprietà al Comune e della gestione ad Abbanoa, formalizzata il 24 febbraio.
La Comunità esce quindi anche dalla gestione dell’acquedotto, che passa integralmente al gestore pubblico.
Si chiude così l’esperienza del cosiddetto Servizio di Riparto, che negli anni ha comportato costi significativi per i proprietari — circa 450.000 euro all’anno solo per le perdite della rete, oltre ai costi individuali delle bollette gravate dal contributo di servizio.
Per questo risultato riteniamo giusto esprimere un ringraziamento all’attuale CdA, che in poco più di un anno ha portato a compimento un passaggio importante e atteso da lungo tempo.


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