• Ferdinando Mulas

Una doverosa risposta al commento di Yos Zorzi


“Tanto per ristabilire la verità”, così Yos Zorzi conclude il suo commento al mio recente articolo “Come valutare le recenti opinioni espresse dal Comitato 26 Novembre”. Ebbene, debbo osservare che Yos Zorzi non ristabilisce alcuna verità, anzi fa di tutto per stravolgerla, non mancando di fare, ex cathedra, i suoi apprezzamenti negativi nei miei confronti, in modo da farmi apparire come uno che non è in grado di apprendere, per deficit di q.i., le sue dotte spiegazioni. E’ il classico atteggiamento di chi, scoperto perché imbroglia le carte, cerca di ribaltare il tavolo attribuendo agli altri patenti di incompetenza e addirittura di deficienza intellettiva. In sostanza, l’ing. Zorzi fa solo questo guardandosi bene dal rispondere alla domanda principale contenuta nel mio articolo, e cioè se il Comitato 26 Novembre avesse cambiato linea rispetto alla quella sostenuta nell’ultima assemblea (la Comunità doveva avviare subito la realizzazione della fognatura a spese dei proprietari e poi richiedere il recupero o lo sconto sulle future tariffe da Abbanoa), oppure avesse revisionato tale linea ritenendo più corretto attivare preventivamente un tavolo di trattativa con gli enti preposti, come il Comune, l’ATO e Abbanoa, per concordare il percorso ed il relativi interventi per il passaggio del servizio idrico integrato ad Abbanoa. Questo era ciò che sosteneva ATCP. L’ing. Zorzi, e non so chi altri del Comitato, ci dice che ha avuto dei contatti con l’ATO (Autorità d’ambito ottimale) senza farci capire in rappresentanza di chi è andato (credo solo di sé stesso), quali indicazioni abbia avuto circa le modalità e le prospettive per portare Costa Paradiso nell’alveo della legalità. In pratica, egli, a titolo personale, ha fatto ciò doveva essere il primo atto del nuovo C.d.A., secondo le posizioni espresse da ATCP prima dell’assemblea del 26 novembre scorso. Non ci sarebbe comunque niente di male se non venisse il fondato sospetto che la sua iniziativa ha carattere preelettorale e propagandistico. Questo era il senso del mio articolo. Sarebbe bastato che l’ing. Zorzi rispondesse che il Comitato aveva cambiato linea e si era incamminato su quella sostenuta da ATCP per chiudere la vicenda senza particolari strascichi. E invece no. Il Club dei Competenti non poteva ammettere che ATCP, composta da incompetenti a basso q.i. e non conoscitori dei sistemi di tariffazione di Abbanoa, avesse indicato la via più logica e seria. Ed è proprio qui che emergono i limiti, caratteriali, umani e psicologici, della personalità dell’ing. Zorzi, uniti ad una smisurata concezione di sé e del proprio Io, che si manifestano nella mancanza di rispetto verso gli altri e soprattutto delle persone che hanno un’età maggiore della sua e molta più esperienza di lui.

Ma veniamo alle sue affermazioni in tema di impianto fognario e di servizio idrico integrato. Non mi sono mai sognato di entrare nel merito del progetto Savi, non avendo alcuna competenza in questa materia, ma ho l’esperienza e le conoscenze per giudicare gli scopi e le modalità con cui nasce un’opera o un progetto, nonché le procedure per attuarli con le migliori garanzie per il committente fino al definitivo collaudo. E qui le anomalie non mancano. La Comunità, committente del progetto, avrebbe dovuto, per convenzione, consegnarlo al Comune. E invece no. La Comunità commissiona e finanzia anche lo studio di impatto ambientale e l’analisi idrogeologica del territorio ed inoltra il tutto, senza avere alcun titolo di legittimazione, alla Regione Sardegna per la valutazione di impatto ambientale (V.I.A.). Chi ha letto lo studio di impatto ambientale (come me) trova una incredibile assonanza tra esso ed il provvedimento della Giunta Regionale (che non ha alcun valore di “legge”, come è stato erroneamente scritto, ma ha semplicemente forma e valore di un atto amministrativo, tanto è vero che è stato impugnato al TAR e sarà oggetto di trattazione nell’udienza del 26 aprile 2017). In sostanza, la V.I.A. rispecchia fedelmente anche nelle parole lo studio di impatto ambientale. Il che giustifica qualche dubbio sui rapporti fra gli organi tecnici della Regione, lo studio di ingegneria che lo ha redatto e la stessa Comunità che lo ha commissionato e pagato. Ma a parte questo, lo studio sembra fatto apposta per giustificare a posteriori la soluzione prescelta (il progetto Savi), che viene presentata come soluzione unica, senza alcuna alternativa. Considerate le caratteristiche orografiche peculiari di Costa Paradiso sarebbe stato necessario prendere in considerazione e valutare anche l’ipotesi di soluzioni alternative, idonee a determinare il minor impatto ambientale possibile sul territorio.

Le forzature rinvenibili nello studio non son poche. Mi limito a citare alcuni esempi concreti:

1) si dichiara che la scelta del Rio Sarrera “come recettore delle acque depurate risulta ampiamente migliorativa rispetto all’attuale soluzione di smaltimento nel suolo attraverso trincee drenanti in zona “Lu Colbu”…. Il “Rio Sarrera presenta, infatti, caratteristiche particolarmente favorevoli a smaltire le portate previste, senza ripercussioni negative, grazie al suo flusso perenne, alla elevata pendenza dell’asta fluviale (che, perciò, da fattore negativo diventa positivo) e alla presenza in alveo di estese (sic!) formazioni vegetali erbacee caratterizzate da capacità fitodepurante naturale”.

2) Le “piscine naturali”, dove i reflui depurati sfocerebbero in mare, vengono definite dallo studio “un tratto di costa rocciosa estremamente scosceso e poco adatto alla fruizione balneare, caratterizzato da elevata permeabilità e capacità di disperdimento nella fascia di battigia”. La realtà è costituita dall’esatto contrario: il tratto è facilmente fruibile, ha caratteristiche di grande pregio, è frequentato da tanti bagnanti e la capacità di disperdimento del suolo, essendo roccioso, è l’infradiciamento delle rocce e del mare. Quando poi tirerà vento di scirocco, levante o grecale, la corrente farà in modo che le acque invadano tutto il fronte di mare antistante Costa Paradiso, fino a Li Cossi.

3) Le caratteristiche del Rio Sarrera non corrispondono alla realtà, così come la pendenza. Ora, la pendenza non è dell’1,5% ma del 15%, l’acqua perenne è un rigagnolo specie d’estate quando ci saranno i flussi maggiori in uscita dal depuratore, il versante è a rischio frane secondo la perizia geologica e il canneto è di entità irrisoria rispetto ai flussi medesimi. Ciononostante, si dichiara che la scelta del Rio Sarrera è migliorativa rispetto a quella attuale.

4) Questo giudizio sul Sarrera, contenuto nello Studio, non è esente tuttavia da qualche preoccupazione, laddove si afferma che ”che, nonostante la presenza della vasca di equalizzazione a monte del depuratore biologico che consentirà di regolare le variazioni di regime idraulico, sia stagionali che quotidiane, dovute alla fluttuazione turistica, ”l’individuazione del Rio La Sarrera quale recettore finale dei reflui in uscita dal depuratore, nella nuova configurazione impiantistica in progetto, potrebbe determinare una pressione a carico della qualità delle sue acque da richiedere un costante monitoraggio.

5) Non solo. La corsa del canale di scarico dalla bocca in uscita del depuratore al mare è di 1120 metri contro i minimi di legge di 2000 metri. Per fare passare questa soluzione, lo studio avanza l’ipotesi di realizzare “un trattamento di affinamento depurativo tramite fitodepurazione” che “consentirebbe di ottenere un ulteriore abbattimento della carica batterica e di nutrienti presenti nelle acque in uscita dal processo di depurazione biologica, garantendo un effluente di ottima qualità che rispetti con ampio margine i valori limite previsti dalla vigente normativa (con l’intento di salvaguardare le caratteristiche di qualità delle acque del corpo idrico ricettore e delle acque marine costiere)”. Dunque implicitamente si ammette che i 1120 metri di corsa del “canale” di scarico non bastano per ossigenare a sufficienza i reflui.

6) Lo studio non si sofferma sul dimensionamento dell’area di fitodepurazione, che la delibera regionale sulla VIA vuole addirittura precedente alla creazione dello scarico a mare. Dicono che nel progetto erano stati previsti 3000 metri quadrati, mentre ne occorrerebbero (secondo stime tecniche) 10 volte tanto con terreno drenante e piantumazioni ad hoc. Sta di fatto che di tutto questo non esiste indicazione alcuna, nemmeno sulla possibile dimora.

7) Altra forzatura importante è quella riguardante i consumi elettrici che sono stimati rilevanti.(Si parla di un paio di centinaia di migliaia di Euro l’anno).

8) Tralascio, per brevità, il problema dell’impatto faunistico e del fatto che il comprensorio di Costa Paradiso insiste per larga parte in zona SIC ed è un’oasi permanente di protezione faunistica e di cattura. Ma un impianto di 16 mila ab.eq. non potrà non si spingersi anche nelle zone più impervie e gli animali che vi si rifugiano con ogni probabilità dovranno essere evacuati (o uccisi?). Ma davvero si pensa che verranno portati in “aree naturali contigue” e che dopo cinque anni di lavori (con sterri, riporti, passaggi di camion e di ruspe e conseguenti danni all’ambiente naturale) si ricostruiranno “gli habitat originari” e vi si riporteranno gli animali evacuati? Ma siamo seri !

A fronte di queste considerazioni (che sono altra cosa rispetto ad asserite nefandezze sul progetto Savi, che escludo esserci state !), avevo chiesto all’ing. Zorzi se fosse plausibile l’ipotesi di mettere completamente a norma l’attuale impianto e di potenziarlo fino a portarlo ad una capacità di 6.000 ab.eq. o anche di più (che avrebbe servito 1500 unità abitative, pari a oltre il 60% delle case di Costa Paradiso), che avrebbe scongiurato qualsiasi di rischio di chiusura di C.P. Una volta realizzato questo primo lotto, si sarebbe potuto prospettare agli organi preposti di valutare le possibili soluzioni alternative per le restanti unità immobiliari, collocate nei punti più sperduti o più scoscesi, all’evidente scopo di evitare ferite e devastazioni del territorio. Per questo mi ero permesso di chiedere all’ing. Zorzi un breve documento che analizzasse queste possibilità, ovvero le escludesse, con adeguate motivazioni. Forse pensando che io non sarei stato in grado di comprendere un simile documento, l’ing. Zorzi si è ben guardato dal predisporre alcunché, non essendo ovviamente tenuto a farlo. Ma a questo punto egli dovrebbe avere il buon gusto di stare zitto e di smetterla con quell’atteggiamento da saccente che lo accomuna al marchese del Grillo nel celebre film, quando diceva al popolo: “Io so Io e voi non siete un cazzo”.