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Alcune considerazioni di Natale Gilio


ahimè siamo alla questua, all’opera non pontificia ma “ addisiana “ della carità. Conclusione piuttosto triste di una vicenda di per sé amara e squallida.

Ho lasciato anticipatamente Costa Paradiso e devo dire che per la prima volta dopo oltre vent’anni non mi è dispiaciuto. Non è piacevole recarsi in un luogo che deve o dovrebbe essere di lieta vacanza e riposo e trovarsi quotidianamente in mezzo a polemiche più o meno strumentali, ad imbarazzanti situazioni di conflittualità, all’assurdo che improvvisamente ( si fa per dire ) venga interrotto per morosità dall’Ente gestore Abbanoa il flusso dell’acqua.

E’ inutile ripetere cose già dette in altre occasioni. Abbanoa per quanto mi riguarda ha ragione. L’acqua l’ha fornita e va pagata. Il vero problema è un altro : dove sono finiti i soldi di chi in questi anni ha sempre pagato, visto che Abbanoa sostiene ( ho ricevuto una formale comunicazione in tal senso ) che dal 2011 la cosiddetta Comunità non onora le fatture inviate dall’Ente ? I signori del CdA sostengono che la responsabilità va attribuita ai morosi, in particolare ai “ grandi morosi “ ( costruttori, speculatori, albergatori-affittacamere,ecc.) e ad altri minori. Sarà sicuramente così, ma in sei anni il problema andava affrontato e possibilmente risolto e comunque i denari di quanti hanno invece pagato andavano versati ad Abbanoa. Così evidentemente non è stato ed è legittimo chiedere che d’ora in poi dovendo pagare, si paghi direttamente ad Abbanoa. La soluzione tecnica per pagare direttamente si trova !

Ma , non è questo al momento il punto che mi interessa, ne voglio soffermarmi sulla totale inadeguatezza ( non voglio parlare di incompetenza ) di questo CdA. Mi interessano le soluzioni. Ebbene, ho voluto incontrare insieme con l’amico Mulas il Sig. Addis, presidente del CdA da me in precedenza mai incontrato,neanche occasionalmente. Hanno partecipato all’incontro anche altre persone di cui, chiedo scusa, non ricordo il nome salvo quello della Signora Lanciotti di cui dirò in seguito. Ho spiegato che, a mio avviso, il primo obiettivo da perseguire in questa tormentata fase di Costa Paradiso dovrebbe essere quello di riportare serenità, stemperare polemiche ed eliminare se possibile ogni forma di conflittualità. Potrà sembrare banale, ma se non si riportano i problemi nel loro giusto binario, se ne potrà difficilmente uscire. Come fare, allora ? In primo luogo, facendo tutti ( CdA, unione proprietari, atcp, polemisti vari ) un “ passo indietro “ annullando cariche, smetterla con comunicati di contenuto opposto, evitare di presentare liste contrapposte, ma invece ricercare nell’interesse di tutti una soluzione unitaria che consenta di ripartire accantonando, almeno per il tempo necessario, ogni forma di contestazione.

In tal senso, Mulas ed io abbiamo proposto , di comune intesa fra tutti, la nomina di un piccolo consiglio di amministrazione di tre, massimo cinque membri ( per inciso, Sig. Addis, non servono consigli pletorici. Costa Paradiso non è la FCA o il Clud Med, ma una piccola in termini relativi realtà territoriale turistico-residenziale ! ) con alla presidenza possibilmente un magistrato ( anche se in pensione ) retto e probo, al di sopra delle parti, indifferente ad ogni tentativo trasversale di pressione. Sono sicuro che a Costa Paradiso ci sono proprietari dotati di professionalità specifiche, lontani da qualsiasi forma di interesse che non sia quella comune, tra cui individuare e a cui chiedere un impegno in tal senso. Al presidente, se magistrato e quindi si presume profondo conoscitore delle leggi, il compito di realizzare finalmente il traghettamento del territorio di Costa Paradiso nel Comune di Trinità con il trasferimento di tutte le opere primarie che per legge andava effettuato credo dal 1995.

Questa proposta non ha trovato accoglienza o se preferite il gradimento del Sig. Addis, con motivazioni varie tra cui “ la complessità dei problemi che interessano Costa Paradiso “. Chi ha avuto esperienze professionali e di incarichi in grandi gruppi industriali o nella PA, sa che ci sono ben altre e più profonde complessità. E’ pleonastico allora ricorrere a motivazioni tipo quelle addotte dal Sig. Addis.Ma il Sig. Addis anzi ha fatto chiaramente capire che non intende fare passi indietro, precisando tra l’altro che dovrà essere lui e nessun altro a presiedere i lavori di assemblea. Spetta a lui, unto del Signore, guidare il popolo di Costa Paradiso. Una posizione di totale chiusura, difficile razionalmente da comprendere, che mi ha spinto a sottolineare che mi sembrava piuttosto arrogante e certamente non conforme agli interessi di Costa Paradiso.

Però, perché c’è un però. Il Sig, Addis è consapevole che il prossimo 10 agosto scade il termine posto da Abbanoa per pagare il congruo ulteriore acconto richiesto ( pare circa 250 mila euro ), salvo procedere ad una nuova chiusura dell’acqua. Ma i soldi, come ha candidamente ammesso, non ci sono. Allora, ispirato dal sentimento cristiano della carità ( non è forse questo l’anno della misericordia ? ) ricorre alla questua, fa appello al buon cuore dei proprietari chiedendo di versare ciascuno un contributo volontario di 300-500 euro, oltre all’anticipo delle spese di gestione dell’anno 2017, per pagare Abbanoa. Forse il Sig. Addis e i suoi compagni di merenda non si rendono conto che implicitamente con le loro richieste hanno reso manifesta la dichiarazione di fallimento della loro gestione.

Vorrei dire un’ultima cosa sulla Signora Lanciotti. Quando l’ho incontrata, mi è sembrato condividesse l’impostazione di “ tutti un passo indietro “. Anzi, si è mostrata molto interessata e in una successiva telefonata mi ha dato notizia del proposito di Addis e di altri di non volersi più candidare. Con sorpresa, nell’incontro cui ha partecipato, ha assunto una posizione diversa, con un intervento “ ad adiuvandum “ dell’attuale amministrazione. Evidentemente, nel frattempo ha pensato di cambiare idea. Ho poi letto alcune sue chiamiamole riflessioni. Al di là del “ volemose bene “ mi sembra, senza offesa, impegnata in una sorta di imbonimento di piazza, nella peggiore tradizione italica, cercando di dimostrare che sì occorre cambiare tutto, non volendo in realtà cambiare un bel nulla. Un sistema piuttosto antico che fa parte di un costume molto diffuso. No, Signora Lanciotti, con tutto il rispetto, non mi pare proprio che Lei voglia fare e stia facendo gli interessi di Costa Paradiso.

Natale Gilio