• Ferdinando Mulas

Dove sono i soldi che abbiamo pagato per le quote fisse?


Cari lettori,

senza dubbio lo slaccio dell’acqua ha fatto perdere la pazienza a moltissimi proprietari che, in regola con i pagamenti delle bollette dell’acqua, non accettano questo destino. Molti speculatori dell’ultima ora hanno cercato di cavalcare l’onda della rabbia per portare consenso a se o sottrarlo agli altri in vista dell’assemblea del 10 agosto, e purtroppo l’hanno fatto seminando una massiccia disinformazione. Passata la prima fase di rabbia e disorientamento vediamo ora, numeri alla mano, come starebbero davvero le cose analizzando i dati raccolti dal Presidente di ATCP Ferdinando Mulas e racchiusi nell'articolo di ieri dal titolo "I conti che non tornano su Abbanoa"

2012

Il CdA precedente, presieduto da Claudio Addis, avvia una causa contro Abbanoa per le quote fisse che ci impone di pagare (55€/anno per casa, ossia 137.000€/anno circa). Le ragioni a nostro favore a mio avviso ci sono tutte, ma le vie della giustizia sono infinite e bisogna muoversi con prudenza. Prudenza che difatti l’allora presidente Claudio Addis ha dichiarato di usare, creando un fondo di accantonamento di parte degli introiti della Comunità a copertura delle quote fisse che si iniziò a non pagare ad Abbanoa in attesa dell’esito del processo. Per farla breve, si decise di non pagare più le quote fisse, di continuare a richiederle ai partecipanti, ma di accantonare questa somma in attesa del pronunciamento dei tribunali.

2013

In quest’anno si insedia il nuovo CdA presieduto da Piergianni Addis, con la promessa di sistemare le cose che non vanno, e di rappresentare tutti i partecipanti. A precisa domanda durante un’assemblea, il tesoriere Sandro Guiducci dichiarò che il debito ereditato ammontava a circa 600.000€, tra lo stupore e la rabbia generale.

2014

La Comunità vince la causa in primo grado contro Abbanoa, un grande risultato per tutti noi. Tuttavia da questo momento i conti iniziano a non tornare. Sebbene il processo sia ancora in corso (Abbanoa ha fatto ricorso in appello) le quote fisse continuano ad essere richieste a tutti i partecipanti, ma questi soldi non risulterebbero più né accantonati, né versati ad Abbanoa fino al 2015. Insomma la Comunità si comporterebbe come se il processo fosse già concluso (a suo favore per giunta), ma con l’anomalia di continuare a chiederci di pagare i 55€/anno.

2015

Abbanoa slaccia la fornitura dell’acqua nei primi giorni di luglio a Costa Paradiso. Sebbene si cercò di non diffondere questa notizia, ATCP l’apprese subito dalle segnalazioni dei residenti, e non esitò a informare tutti i partecipanti tramite il proprio sito internet. La rabbia dei proprietari fu notevole, e il CdA ribatteva che il debito vantato da Abbanoa (allora era di poco oltre il milione di euro) era falso, e che loro avevano pagato quanto richiesto. Furono per questo motivo, diffusi i documenti di pagamento a testimonianza di ciò (stranamente non più disponibili nel sito ufficiale della Comunità), ma dopo una attenta analisi si è reso evidente il bluff: la Comunità aveva pagato i consumi ed aveva omesso di pagare le quote fisse. Fu avviato un processo, dopo che il giudice monocratico aveva ordinato il ripristino della fornitura.

2016

A gennaio Abbanoa riesce a ribaltare la sentenza di primo grado, e gli viene riconosciuto il diritto di richiedere le quote fisse, compreso l’arretrato. Il debito verso Abbanoa sale, ma non sarebbe stato un problema se si fosse proseguita la giusta linea di accantonamento dei fondi prudenzialmente avviata da Claudio Addis. Abbanoa poteva richiederci da subito il pagamento, ma ha atteso il pronunciamento del tribunale sulla possibilità di effettuare lo slaccio. Pronunciamento che è avvenuto il 3 luglio 2016. Da questo momento la situazione è precipitata, poiché il Tribunale di Tempio, prendendo atto anche della sentenza della Corte d’Appello, ha riconosciuto tutte le ragioni di Abbanoa, ivi compresa la somma vantata, considerata giusta.

Abbanoa, forte delle due sentenze favorevoli, pretende un immediato pagamento del 40% del debito che è arrivato a toccare l’incredibile cifra di 1.400.000€ circa. Ci sono stati vari incontri alla fine da quanto si è appreso, Abbanoa ha preteso il pagamento immediato di 600.000€, 200.000€ subito, e 400.000€ entro, pare, 20 giorni. La Comunità questi soldi non li avrebbe in cassa, e già questo sarebbe un campanello d’allarme che i conti non tornano (inizio a chiedermi che fine hanno fatto le quote fisse che abbiamo regolarmente versato per anni). Il tesoriere Guiducci in una riunione pubblica fuori dagli uffici dichiara di aver provveduto al pagamento di 200.000€, ma che questa azione ha prosciugato le casse della Comunità. Con questa dichiarazione si capirebbe che il resto, 400.000€, non si sa come pagarlo. Bisogna evitare lo slaccio, e parte così la campagna di odio verso i così detti grandi morosi (che me ne guardo bene dal difendere, poiché chi non paga sbaglia a prescindere). Vengono convocati alcuni dei grandi morosi in Comunità al fine di racimolare i 400.000€ necessari a scongiurare lo slaccio. Un accordo tra le parti non si trova, e alla fine la Comunità deve arrendersi all’insolvenza e come tale, all’inevitabile slaccio.

La colpa del debito è davvero dei morosi?

Esponenti della Comunità hanno ripetutamente addossato la colpa ai grandi morosi, imputandoli come i responsabili del debito. A più riprese sarebbe (il condizionale è d'obbligo di fronte a cifre ballerine) stato detto che se questi soggetti avessero pagato quanto dovuto, il debito si sarebbe estinto, ma è davvero così? Vediamo i numeri. Su Facebook è circolata una tabella, si dice preparata dal CdR, in cui ci sono tutti i così detti grandi morosi e le cifre che devono alla Comunità, vediamo queste cifre.

Ho opportunamente omesso i nominativi delle persone debitrici, poiché ciò che conta sono i numeri. La seconda colonna da destra si chiama “di cui credito acqua”, e in fondo possiamo leggere l’ammontare complessivo di circa 253.000€. Ora, immaginiamo, come dice l’attuale amministrazione, che se questi morosi pagassero quanto dovuto il debito non esisterebbe, e vediamo se ciò corrisponde al vero:

Debito verso Abbanoa: 1.400.000€ circa

Acconto versato: -200.000€ (da dimostrare)

Nuovo debito: 1.200.000€ circa

Pagamento grandi morosi: -253.000€ circa

Nuovo debito: 947.000€ circa

Come si può vedere, la colpa del debito non è solo dei grandi morosi come si cerca di far credere, poiché all’appello mancano ancora quasi 950.000€. Il pagamento immediato delle cifre dovute da parte dei grandi debitori sarebbe sicuramente una cosa molto positiva per tutti, tuttavia non risolverebbe la situazione, ne tantomeno garantirebbe gli ulteriori 400.000€ richiesti da Abbanoa per ripristinare la fornitura. Insomma i conti non tornano.

In questa analisi, ho immaginato come detto, che tutti i grandi morosi paghino domani mattina il debito per l’acqua, e così facendo io ho commesso sicuramente l’errore di immaginare esigibili anche i crediti inesigibili. A riguardo, giusto a titolo di esempio, si guardi il debito di oltre 47.000€ di consumi non pagati dell’Hotel Li Rosi Marini, la cui società controllante è stata da poco dichiarata fallita dal Tribunale, percui quei soldi sono da considerare ormai persi, e andrebbero messi a bilancio come svalutazione crediti, portandolo pesantemente in negativo. Questo è solo uno dei tanti esempi che si potrebbero fare a riguardo.

Nel giorno dello slaccio, il Presidente di ATCP presente alla riunione indetta negli uffici della Comunità, riferisce di aver sentito il tesoriere Sandro Guiducci dire che il debito complessivo per i consumi è di circa 500.000. Questo vuol dire che stralciando i 253.000€ circa dei pochi grandi morosi, ci sono ancora 250.000€ circa di consumi non pagati da parte di centinaia e centinaia di persone, percui qui non si parla di pochi morosi come si vuole far credere.

Proseguendo l’analisi, immaginiamo che domani mattina anche i centinaia di debitori sparsi per Costa Paradiso decidessero di pagare i 250.000€ di bollette dell’acqua non pagate, e aggiorniamo il calcolo:

Nuovo debito: 947.000€ circa

Pagamento piccoli morosi -250.000€ circa

Debito netto residuo 700.000€ circa

Questo calcolo, grosso modo, collima con quanto dichiarato dello stesso tesoriere Sandro Guiducci, ossia che del debito complessivo, circa 750.000€ (ben oltre la metà del debito complessivo) è dovuto a quote fisse non versate ad Abbanoa.

A questo punto le prime conclusioni sono semplici:

  1. Chi non paga i consumi sbaglia e non può in nessun modo essere giustificato

  2. Chi non ha pagato i consumi lo invito a pagare subito quanto dovuto

  3. Ci sono consumi riferiti a società fallite o insolventi e come tale inesigibili

  4. Il debito del grandi morosi è “solo” il 18% del debito complessivo, e come tale non risolve la situazione come invece si cerca di far credere

  5. Le quote fisse non pagate negli anni rappresentano oggi il 63% circa del debito complessivo, e come tale deve essere la prima voce da analizzare.

Dove sono i soldi delle quote fisse pagate regolarmente dai partecipanti?

Dunque le quote fisse sono il vero problema del debito, ed analizziamolo con attenzione. Molti giornali, sbagliando, hanno riportato le parole di Abbanoa secondo cui i partecipanti di Costa Paradiso non pagano i consumi. Questa affermazione è vera solo per 500.000€, mentre è falsa per 750.000€ di quote fisse che i partecipanti avrebbero effettivamente pagato alla Comunità (i non morosi) almeno fino al 2015, la quale poi non ha versato ad Abbanoa, ecco il vero problema del debito. Per anni i partecipanti onesti oggi infuriati per lo slaccio, hanno regolarmente versato alla Comunità quanto richiesto per i consumi, tuttavia una parte consistente di questi soldi non sono stati girati ad Abbanoa, eppure nelle bollette che ci venivano spedite si riportava chiaramente di pagare 55€ per la quota fissa. La rabbia di queste persone a questo punto aumenterà a dismisura nello scoprire oltre al danno la beffa.

Oggi la situazione è questa: Abbanoa ci chiede di pagare il debito ivi comprese le quote fisse pari a 750.000€, soldi già pagati in questi anni dai moltissimi partecipanti alla Comunità, ma soldi spariti (ma non rubati per intenderci), non più presenti nelle casse sociali. Allora mi domando e vi domando, come facciamo ad onorare il debito? Non vorrei che qualcuno pensasse di farci pagare due volte questi soldi. I partecipanti hanno pagato, e questi soldi devono saltare fuori in qualche modo.

La domanda finale percui è: dove sono finiti i soldi delle quote fisse, regolarmente pagati per anni dai partecipanti onesti, che Abbanoa ci chiede oggi di versare? Come è possibile che le casse della Comunità siano pressoché vuote come in molti sostengono? E' possibile che si riescano a trovare i soldi per fare nuove assunzioni negli uffici e si trascuri di pagare le bollette dell'acqua? insomma quei pochi soldi che c'erano, non potevano essere utilizzati per la priorità della priorità ossia la fornitura idrica?

A mio avviso, la situazione è ormai irrecuperabile, e mi domando cosa si stia aspettando a portare i libri in tribunale dopo tre giorni passati senza ‘acqua per incapacità a far fronte alle richieste di pagamento dei nostri fornitori.

Che la situazione sia drammatica è testimoniata dalle voci sempre più insistenti ma non confermate, del mancato pagamento delle quattordicesime ai dipendenti. C'è chi dice per un errore nella gestione della pratica (che sarebbe comunque molto grave), chi invece per carenza di liquidità. Anche in questo caso, stiamo a vedere come andrà a finire.

La via maestra resta come sempre, il rispetto delle leggi e delle convenzioni. Il Comune di Trinità deve dare seguito alla convenzione disattesa da 21 anni ed acquisire subito nel proprio patrimonio le opere di urbanizzazione, ivi compresa la rete idrica e gli acquedotti. In questo modo, non soltanto si riporta il territorio nella legalità, non soltanto ci si svincola tutti quanti dai morosi e dalle cattive gestioni, ma ognuno potrà finalmente avere il proprio contratto con Abbanoa.

Per fare ciò serve un deciso taglio col presente e col passato che difende questa impostazione di autogestione del territorio, percui il 10 agosto, chi vuole il rispetto delle leggi, chi vuole chiarezza, voti per il cambiamento, e voti per azzerare totalmente l’attuale amministrazione della Comunità.

Invito tutti coloro i quali vogliono sostenerci a mandarci la delega all'indirizzo

delega@atcp.it

Stefano Angeli