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Le Cassandre e lo specchietto per le allodole


La più semplice delle profezie si è dunque avverata: Abbanoa ha slacciato l’acqua alla Comunità di Costa Paradiso.

Gli avvertimenti delle solite Cassandre sono stati molteplici, ma il CDA come il celebre pianista del Titanic, ha preferito mettere la testa sotto la sabbia: ma quando mai un giudice oserà lasciare senz'acqua 2500 abitazioni nel pieno della stagione estiva?

Quel Giudice è arrivato: è il Collegio del reclamo del Tribunale di Tempio Pausania.

Il Collegio, preso atto della decisione della Corte d’appello, che ha dato torto alla comunità sulla questione della quota fissa, ha revocato l’ordinanza dello scorso anno con la quale in prime cure, il Giudice monocratico del medesimo Tribunale di Tempio Pausania aveva ordinato ad Abbanoa il ripristino della fornitura.

Le chiacchiere stanno dunque a zero: Abbanoa ha staccato l’acqua e il suo comportamento è stato dichiarato legittimo da un Tribunale.

In questa situazione drammatica per la Comunità di Costa Paradiso il CDA in carica non ha perso occasione per intonare il solito refrain: “è colpa dei morosi”. I morosi certo debbono onorare le loro obbligazioni e per questo sono state esperite apposite azioni giudiziarie (all'esito delle quali si vedranno le ragioni e i torti di ciascuno). Ma in questa vicenda i morosi non c’entrano nulla. Perché, ahimè, basta leggere le carte per capire che siamo tutti morosi, anche coloro (tra i quali chi scrive) che hanno sempre pagato tutto quanto richiesto dalla comunità, ivi compresa la quota fissa per il consumo idrico.

L’unico responsabile del distacco è dunque il CDA in carica.

Il mancato pagamento ad Abbanoa della quota fissa, infatti, non è altro che il frutto di una scelta sconsiderata dei nostri amministratori, che deliberatamente - pensando di essere nella ragione - hanno defalcato la quota fissa dalle competenze richieste dal gestore idrico. Quando si intraprende un’azione giudiziaria, però, qualunque amministratore minimamente diligente dovrebbe porsi il problema dell’eventuale soccombenza.

E allora delle due l’una:

a) in pendenza di giudizio o si paga tutto, e si attende pazientemente la sentenza (nel qual caso se la Comunità avesse avuto ragione Abbanoa avrebbe dovuto restituire quanto corrisposto in eccesso, ed ove invece la Comunità avesse avuto torto si sarebbe stati comunque in regola con i pagamenti);

b) o non si paga, e allora si crea un apposito accantonamento per pagare nell’ipotesi di soccombenza.

Né l’una né l’altra strada sono state perseguite: la causa è stata persa (è ben vero che è pendente ricorso per Cassazione, ma il CDA dovrebbe sapere che le sentenze di primo e di secondo grado sono provvisoriamente esecutive), la Comunità non ha pagato ed Abbanoa ha staccato l’acqua.

Qui dunque i morosi (che ripeto dovranno pagare i loro debiti e dovrebbero essere trattati tutti nello stesso modo con riferimento alla possibilità di rientrare dalla morosità) non c’entrano un fico secco; sono solo il comodo specchietto delle allodole agitato dal CDA per celare una gestione dissennata e fallimentare.

Apprendo mentre scrivo che il nuovo sindaco di Trinità d’Agultu avrebbe adottato un’ordinanza contingibile ed urgente ordinando ad Abbanoa l’immediato ripristino della fornitura idrica. È un atto coraggioso, che testimonia una rinnovata attenzione dell’ente locale per le vicende di Costa Paradiso. Questa rinnovata attenzione tutti noi dovremmo salutare con favore.

È giunta ormai l’ora che la Repubblica Autonoma di Costa Paradiso cessi di esistere e si ritorni ad una agognata normalità: il Comune dovrà acquisire le opere di urbanizzazione primaria e la Comunità, che ha dato ormai inconfutabile dimostrazione della propria inettitudine, potrà al limite mantenere un servizio di guardiania.

Sia ben chiaro: il Comune completerà le opere di urbanizzazione primaria in danno dei lottizzanti (inadempienti rispetto agli obblighi derivanti dalla convenzione di lottizzazione) e dunque dovremo tutti mettere mano al portafogli. Forse si potrà pensare a qualche contributo pubblico, peraltro non dovuto né tanto meno scontato. Ma tant’è: chi non pagherà a quel punto sarà perseguibile non più con gli ordinari mezzi a disposizione del privato, ma dovrà vedersela con i poteri autoritativi del comune (ben più efficaci e celeri).

Intraprendere un’ennesima crociata per impedire l’inevitabile trasformazione sarebbe un disastro: la prossima volta un provvedimento di chiusura potrebbe essere adottato dalla Magistratura penale, per la questione fognatura: e a quel punto il Sindaco potrebbe fare ben poco.

Cassandra