• Ferdinando Mulas

I conti che non tornano su Abbanoa


Venerdì 15 luglio 2016, Abbanoa S.p.A. ha effettuato il distacco dell’acqua a Costa Paradiso, a causa della grave situazione debitoria della Comunità nei confronti della stessa Abbanoa, che vanta un credito che sfiora il milione e mezzo di euro.

C’è da chiedersi come si sia potuti arrivare a questo punto, se si considera che il debito ereditato da questo C.d.A. ad inizio mandato era intorno ai 450.000 €. In tre anni si è, dunque, triplicato! Ma quali sono le cause ? Il consigliere Sandro Guiducci, tesoriere, in pubblica riunione presso gli uffici della Comunità, ne ha attribuito la responsabilità a quei proprietari che non pagano né le spese di gestione generale, né quelle dell’acqua, privando, conseguentemente, le casse sociali delle risorse finanziarie necessarie per pagare le bollette emesse da Abbanoa. Guiducci ha spiegato anche la composizione del debito: 750.000 € sono dovuti alla quota fissa di 55 € per utenza; 650.000 € sono invece dovuti ai consumi, mentre la morosità accertata per la sola acqua ammonterebbe a 500.000 €.

Sulla quota fissa per l’acqua, la Comunità, nel 2012, aveva fatto ricorso al tribunale civile di Tempio, contestandone la legittimità. Il tribunale aveva accolto le ragioni della Comunità, ma in appello la sentenza di primo grado è stata ribaltata ed è stato riconosciuto il diritto di Abbanoa ad ottenere il pagamento di 55 € di quota fissa per ogni utenza presente a Costa Paradiso. Ora, se il debito per La quota fissa ammonta a 750.000 €, significa che la Comunità non paga questa voce di spesa da cinque anni e mezzo; quindi ben prima della sentenza favorevole di primo grado, pur avendola riscossa dai Partecipanti (quelli che pagano), fatta eccezione per quest’ultimo esercizio finanziario. Dove sono andati a finire questi soldi ? Un elementare principio di prudenza avrebbe suggerito di accantonarli in attesa di una soluzione definitiva della controversia attivata con Abbanoa. Invece, dopo la prima sentenza favorevole, la Comunità ha smesso di pagare ad Abbanoa non solo le quote fisse, ma anche una parte rilevante dei consumi. Purtroppo, la Comunità ha fatto i conti senza l’oste, sul presupposto sbagliato di poter pareggiare il debito maturato per consumi con gli eventuali (ma improbabili) crediti derivanti dal pagamento - non dovuto secondo la sentenza di prima istanza - delle quote fisse, che, peraltro, non pagava da tempo.

Certamente, l’elevato livello di morosità che caratterizza l’attuale gestione della Comunità ha contribuito ad aggravare una situazione già di per sé complicata, impedendo di far fronte, almeno in parte, alle richieste di Abbanoa, peraltro, legittimate da sentenza, così da scongiurare il distacco dell’acqua; ma la morosità da sola non basta a spiegare i motivi per cui si è arrivati al fatto traumatico della chiusura dell’acqua. Diciamo che c’è stato anche un certo livello di superficialità e di imprudenza da parte dei nostri amministratori, considerata anche l’avvisaglia dell’anno scorso con lo slaccio dell’acqua per tre giorni.

In ogni caso, per avere una risposta certa su questo aspetto non secondario, basta verificare quali siano state, negli ultimi tre anni, le entrate effettive per il pagamento dell’acqua, al netto delle relative morosità, ed i consumi fatturati da Abbanoa nello stesso periodo con l’aggiunta delle quote fisse. Questo consentirà di rilevare lo sbilancio annuale tra entrate e spese e se è stata questa differenza, con l’aggiunta della somma di 170.000 dovuta al ricalcolo dei consumi dal 2010, operato da Abbanoa, ad aver generato un debito complessivo di quasi un milione e mezzo di euro.

Nell’incertezza su questi dati, che la Comunità non fornisce , noi sospettiamo che le quote incassate per l’acqua non siano state versate integralmente ad Abbanoa e siano state dirottate su altre spese, forse meno prioritarie. Se è così, allora non dobbiamo prendercela solo con i morosi, che hanno la loro parte di responsabilità per la situazione che si è venuta a creare, ma anche con l’imprudenza e l’insipienza dei nostri amministratori, che non hanno saputo gestire in modo adeguato né i conti, né un rapporto collaborativo con Abbanoa.

Ferdinando Mulas