• Ferdinando Mulas

La monarchia di Costa Paradiso


Avete mai visto Robin Hood, il celebre film ambientato nella foresta di Sherwood? Chi non ha fatto il tifo per il simpatico fuorilegge amico del popolo contro il Principe Giovanni e la sua sete insaziabile di denaro. Trovate qualche analogia con Costa Paradiso? No? Allora ascoltate qua:

tre anni fa questo CdA ha ereditato una morosità complessiva di circa 800.000€, come dichiarato in assemblea dal Tesoriere, sapete quanto ammonta oggi? 2 milioni di euro.. avete sentito bene, 2 milioni di euro. La prima considerazione da fare è che parlare di lotta alla morosità è quanto meno esilarante (ma alle palesi bugie siamo abituati), ma la cosa più importante da notare è che oggi ben il 94% dei partecipanti è moroso, già quasi tutti. Allora vi domando, è normale che l’intero villaggio sia moroso? Quali sono le ragioni di questo fenomeno?

L’Italia esce a fatica da una crisi economica protrattasi per oltre un quinquennio, e Costa Paradiso ne è un specchio eloquente. Un territorio caduto in disgrazia, con presenze dimezzate, e proprietari in fila per vendere il proprio immobile, perché? Semplice, prima il mattone era un investimento che i nostri padri facevano per garantire un sereno futuro ai figli, oggi si è trasformato in pesante fardello. Le quote della Comunità sono salite in questo triennio di oltre il 30%, e per molti sono diventate insostenibili. Tra il pagare i libri ai propri figli o le quote della Comunità in molti hanno scelto la prima via, e così quasi 1600 partecipanti (o se preferite l''80%) hanno accumulato piccoli debiti di 300, 400€. Morosi? No, oppressi. Oppressi dalla versione moderna del Principe Giovanni, che in modo sprezzante e senza scrupoli manda a casa di tutti bollette e balzelli, e chi non paga viene perseguito nelle aule giudiziarie. Soldi estorti per garantire spese pazze in consulenti e ammanchi di cassa dovuti alla incapacità di svolgere il compito assegnato. Un clima insopportabile che ha spinto per la prima volta nella storia ben 262 deleganti (ben oltre il 10% necessario) a richiedere la convocazione dell’assemblea dei partecipanti, diritto garantito loro dall’art. 20 del codice civile:

“L'assemblea delle associazioni deve essere convocata dagli amministratori una volta l'anno per l'approvazione del bilancio. L'assemblea deve essere inoltre convocata quando se ne ravvisa la necessità o quando ne è fatta richiesta motivata da almeno un decimo degli associati. In questo ultimo caso, se gli amministratori non vi provvedono, la convocazione può essere ordinata dal presidente del tribunale

Diritto calpestato dai nostri amministratori che se ne fregano, e amministrano come vogliono loro, con regole tutte loro, noi dobbiamo solo pagare e non fiatare. Anzi, ora che il popolo ha provato a ribellarsi, cosa fa il nostro Presidente? Fornisce una pubblica risposta alla richiesta depositata? No, assolutamente, la sua priorità è minacciare chi ha osato ribellarsi, minacciare tutti che se non pagano l’anticipo del 20% della fognatura richiesto entro maggio, il 94% dei partecipanti sarà privato di ogni diritto di rappresentanza e saranno perseguiti nelle aule giudiziarie a colpi di decreti ingiuntivi.

Costa Paradiso sta prendendo una pericolosa deriva antidemocratica in cui una casta al potere si rifiuta di accettare la volontà dei partecipanti di non voler pagare la fognatura prima del pronunciamento del TAR, e di non riuscire più a sostenere quote di gestione in continuo aumento per pagare spese fuori controllo. Ogni richiesta di dialogo e confronto viene rigettata, l’amministrazione attuale vuole imporre la propria linea contro l’interesse e la volontà generale. Tutto questo a me puzza di dittatura.

Nessuno di noi intende schierarsi dalla parte dei morosi, quelli veri si intende. In una società normale, come in un condominio, la morosità è un fenomeno che ammonta nei peggiori dei casi al 10% del numero dei partecipanti, nel nostro caso invece le percentuali sono rovesciate, ben il 94% di noi è visto come moroso, tutti insomma! La morosità è un fenomeno fisiologico che va combattuto, ma se il 94% del territorio è moroso allora c’è qualcosa che non funziona, e io non intendo schierarmi dalla parte del 6% che minaccia di privare l’intero territorio dei suoi diritti se non pagano le tasse pretese, e minacciano di trascinare tutti in tribunale con decreti ingiuntivi. E no, questo è inaccettabile, io non sono rappresentato da queste persone, io sto dalla parte degli oppressi.

Gli attuali amministratori hanno commesso gravi errori, forse hanno disatteso obblighi di legge, e forse si sono accorti di questo. Messi di fronte all'esiguo numero di sostenitori rimasti, realizzando la probabile sconfitta alle prossime elezioni, hanno deciso di arroccarsi negli uffici, per difendere se stessi da possibili e sgradevoli conseguenze giudiziarie, ma andiamo con ordine.

Il 15 Aprile il blog SecondoZorro annunciava il raggiungimento del quorun (10%) prescritto dall’art. 20 del Codice Civile per chiedere agli amministratori di convocare l’assemblea. Il Presidente, a quanto ci dicono, avrebbe cercato una exit strategy, tentando un accordo in estremis con il comune affinchè in assemblea facesse valere i 1491 decimillesimi in favore di una lista a lui vicina e così garantirsi una uscita tranquilla e continuare indirettamente a influenzarne il territorio con la sua volontà. Tentativo che, a quanto ci dicono, sarebbe fallito, perché da nord a sud, da est ad ovest della politica di Trinità si alza un solo grido “mai più una gestione Piergianni Addis”.

A questo punto al Presidente Addis sarebbe rimasta una sola via, resistere, resistere, resistere! Sebbene mi abbia a più riprese garantito telefonicamente che non intendeva arrivare allo scontro e che voleva avviare un periodo di pacificazione, il presidente si rimangia tutto (o semplicemente si dimostra un bugiardo) e mi annuncia di voler rigettare la richiesta di convocazione dell’assemblea depositata. Il presidente insomma getta la maschera e si mostra per quello che è, ossia un rappresentante di un gruppo molto ristretto di persone che vorrebbero portare avanti l’autogestione del territorio in cui noi ci paghiamo tutto e il comune sta fuori. Noi paghiamo, lui comanda.

Il presidente insomma trovandosi ormai da solo e senza speranza di trovare una maggioranza qualificata in assemblea, tenta il tutto per tutto, l’incoronazione. "Se il popolo non mi vota io non faccio votare il popolo", e così vorrebbe fare. Il presidente intenderebbe negare il diritto di partecipazione in assemblea al 94% dei partecipanti, poiché quasi tutti si sono rifiutati di pagare le quote da lui pretese per l’ampliamento della fognatura, questione per cui pende un ricorso al TAR.

Insomma lo scenario che si vuole prefigurare è quello di una assemblea farsa, in cui appena il 6% dei partecipanti vuole imporre le propria linea alla stragrande maggioranza, e farlo contravvenendo a leggi e convenzioni. No questo è troppo, questo è inaccettabile. A questo scenario noi dobbiamo far sentire democraticamente la nostra voce, dobbiamo unirci in nome dei nostri diritti negati, e insieme dimostrare davanti ad un giudice chi è la maggioranza e cosa vuole. Dobbiamo agire subito e ribellarci ad una gestione della comunità costosissima alla portata ormai di una ristretta cerchia. Un cancro che sta uccidendo un posto da tutti amato, un cancro aggressivo che va estirpato subito perseguendo tutte le vie legali garantite da uno Stato di diritto.

Amici, uniamoci e facciamo valere i nostri diritti!

Di Stefano Angeli