• Ferdinando Mulas

Game Over Mister President


Chi l’avrebbe mai detto che sarebbe finita cosi, una mattina tranquilla come tante, quando poco prima di pranzo due persone coraggiose entrano negli uffici della comunità per depositare un inedito e corposo fascicolo, la richiesta di convocazione dell’assemblea. Tra sguardi attoniti e smarriti si vivevano gli ultimi istanti di una gestione che ha segnato il passo coi partecipanti come mai prima d’ora era successo.

I testimoni raccontano di aver visto i dipendenti smarriti, non capivano cosa stesse succedendo. Qualcuno, evidentemente poco esperto ha persino detto “cosa è questo” e ancora “ora dove mettiamo tutti questi fascicoli”. Frasi e momenti che consegniamo alla storia.

Eppure i segnali non mancavano, era stato a più riprese detto che si stava raggiungendo il quorum, che il CdA, se voleva conservare un briciolo di dignità, avrebbe dovuto anticiparne gli esiti, invece no, si è proseguito con lo stile di sempre, lo stile di chi provoca pensando che il cane abbaia ma non morde, di chi dice “aspetto i risultati dell’iniziativa” pensando che la storia si possa ripetere all’infinito. Già perché sembra che a Costa Paradiso il tempo si sia fermato, il territorio non si adatta mai ai cambiamenti (convenzioni scadute, istituzione della tassa sui servizi, giusto qualche esempio). E cosi anche una iniziativa che in passato ha sempre fallito, doveva fallire di nuovo per le grandi menti illuminate di cui si circonda il presidente, evidentemente incapaci di leggere gli eventi con tempismo e lucidità. Ma alla fine, dopo tanta cagnara, è calato un improvviso ed inatteso silenzio, perché le chiacchere stanno a zero, i giochi sono chiusi, e si sono chiusi nel modo più brutto per chi ci amministra, sfiduciato dalla base.

La fine della prima repubblica di Costa Paradiso

Costa Paradiso è da sempre amministrata da un “monocolore” di partecipanti che immaginava una eterna autogestione ed autonomia dal Comune. Questo patto è proseguito anche dopo il 1995, quando le opere di urbanizzazione dovevano (per legge) passare al Comune; ciò non è avvenuto perché sia imprenditori che parte dei proprietari capeggiati dal nostro presidente, volevano continuare a tenere le mani in pasta. Nel 2011 questo patto si è rotto, determinando una scissione: da una parte gli imprenditori che, a quanto ci dicono, hanno ritenuto di non sostenere più questo modello; dall’altra il club del presidente che voleva e vuole strenuamente amministrare tutto contro tutti (sottolineo il contro tutti). Lei presidente non ha perso tempo per dipingere gli imprenditori come il male assoluto certo favorito da una non buona immagine che molti di questi operatori si erano creati. Ha semplicemente cercato un nemico contro cui raffazzonare un’ammucchiata che sposasse le sue idee. Ora anche l’ultima costola di questo attempato modello di gestione è stato sfiduciato, non con una lite, non con una scissione, ma con una manifestazione di democrazia.

La tracotanza del cerchio magico

Il 2013 sembrava l’anno della svolta, così lei lo presentava. Dovevano cambiare metodi e scelte. A consuntivo lei si ritrova solo, ha perso per strada tutto il suo team, e si ferma prima del traguardo. Ha ereditato un progetto sulla fognatura, l’ha fatto suo, e l’ha fatto approvare senza modifica alcuna, scatenando la rabbia e l’indignazione dei partecipanti che si sono fatti sentire. Lei ha aumentato a dismisura le quote della Comunità, ormai assimilabile ad una doppia IMU che ne deprezza spaventosamente il valore dell’immobile. La lista potrebbe continuare, ma non è questo il momento per fare l’elenco dei danni da riparare. Lei era partito bene, ma ad un certo punto si è palesato alle sue spalle un cerchio magico ed oscuro, fatte di persone che sfruttando lei, scatenavano tutta la propria rabbia e rancore accumulata in decenni di battaglie intestine. Persone senza scrupoli, che si sono servite di lei, portandola a confondere amicizia con politica, amicizia con servilismo o mutismo. L’hanno spinta a rompere con tutti coloro che osavano opporsi ad una dissennata gestione. Si arrivò così ad accettare come “un sollievo” l’uscita di ben 5 consiglieri dal CdA, perché diventati palla al piede alla politica del mono pensiero. Persone oscure come detto, che scrivono pezzi anonimi, come fa l’ISIS o altre organizzazioni poco democratiche. Uno stile brutto, squallido ed inquietante. Uno stile che non è stato digerito dai partecipanti, che, alla fine, l’ha rigurgitato.

La mobilitazione di un popolo non più diviso e silente

Lei presidente ha allontanato da se i veri amici, quelli che hanno cercato di farla ragionare anche usando parole risolute. Quelle che non si sono mai servite di lei, e non hanno mai parlato tramite lei. Ha preferito addormentarsi sotto le parole dolci di persone opportuniste che per anni l’hanno adulata come un dio. Le dicevano che gli oppositori erano divisi, erano pochi, che erano persone cattive e chissà quant’alte sciocchezze. Ha così iniziato a vivere in una realtà astratta e forse per questo ha preso scelte del tutto scollegate con la volontà della stragrande maggioranza dei partecipanti, ma alla fine la corda è stata tirata troppo. Il popolo ha scoperto che poteva unirsi, poteva far vedere che non erano “pochi certo”. (Presidente mi permetta una domanda, a posteriori direbbe ancora queste due parole?)

La mobilitazione è stata spontanea, e da subito è apparso chiaro che i partecipanti avevano voglia di capire e di cambiare. Mi sono personalmente impegnato in prima persona, ho scritto articoli in cui, spiegandone le ragioni, ho invitato le persone ad aderire firmando il modulo. Come me tanti altri improvvisati e spontanei promotori hanno portato avanti l’iniziativa. Le deleghe sono arrivate in ogni modo, per posta, per mail, per fax, e di persona. Non è stato facile unire una tale mole di carta che certo non aveva dietro un apparato organizzato, ma appunto spontaneo. Piano piano si è capito che si, questa volta il traguardo era possibile raggiungerlo. I toni della disputa sono saliti, lei presidente ha pubblicato articoli in cui un buon 30% delle parole erano insulti, ma alla fine è improvvisamente calato il silenzio. Dopo quarant’anni fatti di fallimenti di iniziative analoghe, questa volta 262 deleganti hanno scritto una pagina di storia. Nei prossimi anni sono sicuro, si parlerà ancora dei 262 coraggiosi.

Il risveglio del gentiluomo

Ore 12.30 del 21 aprile 2016, il nutrito gruppo di chi non condivide l’attuale gestione si è materializzato in tutta la sua potenza. Un’onda d’urto che ha spazzato via tutte le chiacchere, gli insulti, tutto. Lo scenario era fatto di persone attonite e smarrite (dentro gli uffici della Comunità), perché di fronte a scenari inediti e mai vissuti prima. Un silenzio rotto la sera dal risveglio dal lungo sonno del nostro Presidente. Già perché dopo essere stato usato da altri e per questo essersi esposto alle 262 lettere di sfiducia verso di lui, il presidente si è bruscamente svegliato, ha guardato in faccia la realtà e si è ricordato di avere un passato da gentiluomo. Ha chiamato uno dei promotori dell’iniziativa e, con toni pacati, ha voluto rivendicarne l’antica amicizia che non deve essere spazzata via dal terremoto dei 262 firmatari. Un gesto che ha ricordato il più nobile dei gesti della più compiuta delle democrazie, il gesto della chiamata al vincitore da parte di chi ha perso la sua battaglia politica. Un bel gesto presidente, glielo dico con sincerità, un gesto che la rinobilita e che è stato apprezzato molto. Lei risvegliandosi e scrollandosi di dosso le zampe degli sciacalli, si è ricordato chi era, e cosa l’ha portata ad essere quella che è. Si è ricordato dei consigli dei vecchi amici, quelli erroneamente accantonati perché etichettati uomini dai “toni violenti”. Ha capito che i veri amici, l’avevano avvisata, le avevano detto di non metterci la faccia in un fallimento di queste proporzioni, le avevano consigliato di smarcarsi e liberarsi di chi invece, riempiendola di complimenti, l’ha soltanto usata e quasi consumata. Un gesto ripetuto l’indomani quando ha chiamato anche ATCP.

Un futuro chiaro tutto da riscrivere

Presidente, ci siamo confrontati sul piano politico, senza trasformare una amicizia in servitù. Ci siamo scontrati sui grandi temi di Costa Paradiso, e sulle possibili soluzioni. Lei ha dimostrato una forza che ha sorpreso tutti, ha resistito ad ogni scandalo, a retto a 5 dimissioni e ricorsi giudiziari, ma alla fine non ha potuto reggere alla forza delle 262 firme, una forza paragonabile ad uno tsunami. Lei ha da trent’anni creduto in una idea di gestione per Costa Paradiso, un’idea che probabilmente trent’anni fa avrei sostenuto anche io, ma che ha il terribile difetto di non essersi adattata ai cambiamenti, incaponendosi a cercare di rimanere immutata. Tutto doveva finire nel 1995, quando per legge le opere di urbanizzazione dovevano passare al Comune. Lei ha saputo bloccare il tempo per ben 21 anni, e mi creda l’ammiro per questa prova di resistenza, ma alla fine, dopo 21 anni, il 21 aprile 2106, 262 deleganti hanno detto basta, si volta pagina.

Entro giugno a questo punto ci sarà l’assemblea richiesta dai partecipanti e adesso dobbiamo recuperare il tempo perso, dobbiamo raccogliere i cocci di un confronto politico protrattosi troppo a lungo, seppellire “l’ascia di guerra e antichi rancori”, riunire tutti i partecipanti verso un duplice obiettivo: il ripristino della legalità e il rilancio economico del territorio. Un duplice obiettivo che non ci può vedere divisi. Certo presidente noi non abbiamo poltrone da offrirle, ne crediamo che lei vada cercandole. Serve la collaborazione di tutti, dei partecipanti, degli imprenditori e delle istituzioni pubbliche, a partire dal Comune, dalla Provincia, dalla Regione e da Abbanoa. Tutti devono collaborare consapevoli dei reciproci ruoli e responsabilità. Ai partecipanti, e solo ad essi, il compito di gestirsi e riformarsi con il nuovo CdA, al comune il ruolo di garante e controllore, agli imprenditori, vecchi e nuovi, il compito di rilanciare il territorio con la nascita di un consorzio di servizi di cui Costa Paradiso non può più fare a meno. Se ognuno saprà dare il suo contributo, rispettare il propri confini senza avidità e lavorare di squadra, allora il territorio si lascerà definitivamente alle spalle decenni di divisioni, viceversa, se qualcuno in questo momento pensa di tirare troppo la corda e di rivendicare a se tutto a scapito di tutti, beh allora non ci saranno vincitori, perché chi si sentirà espropriato dei propri diritti non rimarrà in silenzio, non ora che 262 deleganti hanno preparato il terreno per la rinascita di Costa Paradiso.

Stefano Angeli

Membro del Consiglio Direttivo di ATCP

stefano.angeli@atcp.it