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Una nuova prospettiva per Costa Paradiso


Cari lettori, mancano pochi mesi ormai alla assemblea per il rinnovo delle cariche elettive, e ATCP è concentrata in questo momento nella predisposizione di un programma che possa essere condiviso tra i vari gruppi di Costa Paradiso. Vogliamo esporvi quanto è stato fatto, i punti di unione e di divisione incontrati, i risultati finora raggiunti, con l’intento di poter indicare una strada da seguire per fare uscire Costa Paradiso dalle secche in cui si trova.

Un preambolo storico

ATCP, per chi non lo sapesse, è una libera associazione di proprietari, no-profit, ufficialmente riconosciuta e registrata, nata quasi un quarto di secolo fa. Una associazione che ha fatto tante battaglie anche giudiziarie in difesa dei suoi associati e dei partecipanti in generale, anche se i risultati non sempre sono stati pari alle intenzioni; ciononostante, ATCP non si è mai rassegnata al declino di Costa Paradiso. In passato, la possibilità di coinvolgere e raggiungere la moltitudine dei proprietari era difficile. Di ciò se ne è avvantaggiato il gruppo di potere che amministrava la Comunità, a cavallo tra gli anni ’80 e 2000, governando Costa Paradiso, sostanzialmente, con lo stesso sistema, gli stessi voti, le stesse idee e le stesse persone.

Per fortuna, l’avvento di Internet ha contribuito in modo decisivo a far circolare le informazioni: sono nati siti web e blog, dedicati a Costa Paradiso, che costantemente informano i proprietari sui vari problemi, che non sono nati oggi ma si trascinano da decenni. Una situazione che non fa piacere a nessuno, ma che, ormai, va assolutamente affrontata e risolta tutelando gli interessi dei partecipanti. Tutti vorremmo leggere sempre buone notizie di un posto che amiamo, ma mettere la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, non aiuta, ed è per questo motivo che non è accettabile l’insofferenza mostrata da alcuni alle critiche pubblicate sulla rete. L’informazione libera deve esistere, così come libera è la volontà di leggere o non leggere, di condividere o non condividere. Tappare la bocca però vuol dire far ripiombare Costa Paradiso nell’omertà e nel silenzio, da cui sono in pochi a trarre vantaggio.

La logica degli schieramenti – Il nemico di ieri

L’unico schieramento che ha funzionato in passato è stato quello costituito dagli imprenditori edilizi e da quei proprietari che ne condividevano la linea di completa autonomia del territorio rispetto al ruolo del Comune di Trinità. Alla base di ciò c’era un tacito accordo ed una commistione di interessi, neanche troppo velata, tra Comune e Comunità: gli imprenditori avrebbero avuto mano libera nello sviluppo edilizio del territorio interpretando in modo lasco le norme edilizie del piano di lottizzazione e del regolamento del territorio ed applicando in modo flessibile le concessioni edilizie rilasciate dal Comune; quest’ultimo non avrebbe avuto nessun onere a carico, derivante dalla gestione delle opere di urbanizzazione, (che sarebbero rimaste nella competenza della Comunità), mentre avrebbe avuto tutti gli introiti della tassazione locale degli immobili di Costa Paradiso. Non c’è da meravigliarsi, perciò, che gli organi di rappresentanza dei partecipanti/proprietari (il consiglio di amministrazione, il collegio dei revisori, la commissione tecnico-artistica) fossero espressione di quegli imprenditori, e quindi orientati a favorirne gli interessi, col pieno appoggio del Comune. La gestione della Comunità è stata, perciò, orientata in funzione di tali interessi lasciando a carico dei proprietari la cura e l’adeguamento delle opere di urbanizzazione primaria e causando non pochi danni al patrimonio naturale, con interventi in palese contrasto con le norme edilizie previste dal Regolamento. Tutto ciò, nel disinteresse della massa dei partecipanti/proprietari, che avevano sempre delegato la gestione di Costa Paradiso agli imprenditori del cemento e dell’affitto, i quali, come si è accennato, si erano, comunque, avvalsi dell’appoggio di una porzione minoritaria, ma influente, di proprietari, convinti che l’autogestione del territorio avrebbe assicurato livelli di servizio migliori di quelli che il Comune di Trinità sarebbe stato in grado di garantire.

Questa visione si è incrinata nel 2013, quando si è costituito uno schieramento che si contrapponeva a quello incentrato sugli imprenditori, chiamato Unione Proprietari. A questo schieramento aderì anche ATCP, sul presupposto che esso potesse rappresentare un’alternativa al vecchio modello di gestione ed innescasse il processo per realizzare un programma di cambiamento. Purtroppo non è stato esattamente così. L’incrinatura nel vecchio schieramento non era dovuta alla necessità di attuare un vero cambiamento nella gestione di Costa Paradiso, ma ad una pura lotta di potere all’interno di quello schieramento. Lotta che aveva portato alla defenestrazione di Piergianni Addis da presidente nel precedente CdA ed alla voglia di rivincita dello stesso Addis nell’assemblea del 2013 per il rinnovo delle cariche sociali.

Il risultato di questa operazione è sotto gli occhi di tutti. ATCP ha dovuto lasciare il campo per non contraddire sé stessa, mentre il CdA, prigioniero del passato, si è sostanzialmente dissolto nella sua incapacità di gestire il presente e di immaginare il futuro, accogliendo le istanze di cambiamento provenienti dai Partecipanti, più consapevoli e più coinvolti nelle problematiche del territorio.

Un CdA che ha vissuto alla giornata, cercando di buttare la palla avanti di 24 ore, senza un programma da attuare, concentrato solo a fronteggiare un qualche nemico, magari creato ad hoc. Il clima conflittuale che tutti respiriamo ne è una prova. Come già detto, gli imprenditori locali hanno piegato l’amministrazione di Costa Paradiso ai loro interessi, ma una parte di semplici proprietari li ha appoggiati e ne ha condiviso la gestione. Oggi, il quadro degli interessi è cambiato. L’attività di sviluppo edilizio è ormai al suo epilogo; bisogna salvaguardare l’ambiente naturale, la vera ricchezza di Costa Paradiso (non il cemento); bisogna risolvere, col concorso del Comune, le questioni strutturali ed i servizi urbanistici rimasti appesi; bisogna mettere ordine nell’assetto giuridico della Comunità ed immaginare interventi appropriati per la valorizzazione del territorio e lo sviluppo dei servizi destinati alla collettività. Questa è la vera sfida!

La logica degli schieramenti – Il nemico di domani

Nella primavera del 2016 dovrebbe svolgersi l’assemblea dei Partecipanti per il rinnovo delle cariche sociali della Comunità. Nello stesso periodo si terranno le elezioni comunali a Trinità. Sussiste la possibilità, se non la probabilità, che venga eletto un sindaco, sostenuto in modo particolare dagli imprenditori locali, che potrebbe non essere in sintonia con la visione dell’attuale CdA.

E questo può spiegare il perché si sia iniziato a gridare “al lupo al lupo”. L’attuale CdA gradirebbe, infatti, un sindaco come quello ancora in carica, ossia orientato ad astenersi dal voto in assemblea, ma anche a non intervenire nella gestione dei servizi urbanistici di Costa Paradiso, lasciando inalterato il suddetto modello di autogestione. Al contrario, un sindaco, che voglia far esercitare al Comune il ruolo previsto dalla legge dentro Costa Paradiso, è visto come una iattura. Insomma, la tendenza di questo CdA è quella di conservare lo status quo, in cui, da una parte, c’è il Comune che riscuote i soldi delle tasse senza fornire nessun servizio o quasi, e, dall’altra, c’è la Comunità che non fa nulla per richiamarlo al rispetto dei suoi obblighi, interessata com’è ad autogestirsi, e, pazienza, se noi paghiamo due volte questa linea di pensiero. La preoccupazione, poi, sale se si pensa alla fognatura e al suo progetto, con tutte le criticità ed i dubbi sulla sua validità che si porta dietro. Insomma, un sindaco determinato a prendere in mano la situazione potrebbe mettere in opera (ne avrebbe titolo, anche se resta da vedere a spese di chi) il progetto approvato senza modifiche di sorta, mettendo all’angolo quegli amministratori di Costa Paradiso, che hanno caldeggiato il progetto e vogliono realizzarlo anche a discapito degli interessi dei partecipanti.

In questo quadro, il CdA ancora non si pronuncia sulla data di convocazione dell’assemblea per il rinnovo delle cariche, interessato com’è a conoscere prima il nome del nuovo sindaco. Infatti, c’è sempre in ballo la possibilità che, nella prossima assemblea, il Comune, contrariamente alla posizione di astensione assunta nel 2013, voglia far valere il diritto di voto, facendo pesare la sua quota di 1491 decimillesimi, corrispondente alla proprietà della porzione di territorio, pari a 86 ettari, destinati alle opere di urbanizzazione. Col passaggio di tali opere al patrimonio indisponibile del Comune, tale quota verrebbe meno e, conseguentemente, anche il diritto di voto, ormai anacronistico. Se non che, esso continua a restare in piedi per lo stato di incertezza che grava ancora sulla titolarità delle opere di urbanizzazione di Costa Paradiso. In realtà, questo fattore è stato sempre un utile espediente per assicurare la maggioranza al gruppo di potere locale, che si è tramandata nel tempo la gestione della Comunità. Questo può spiegare anche l’irritazione palpabile, dentro gli uffici della Comunità, nel prendere atto che ATCP non intende partecipare ad uno schieramento che voglia ripercorrere lo stesso scenario del 2013 solo perché il presidente del CdA grida “al lupo al lupo”, qualora non venisse eletto un sindaco “amico” e venisse invece eletto un sindaco intenzionato ad esercitare le prerogative di legge nel governo del territorio.

La strada del dialogo

Evitando di dare importanza a questo tipo interessato di allarme, ATCP, da oltre due mesi, si è concentrata nel dialogo con rappresentanze di proprietari, più o meno organizzate, di Costa Paradiso. Con soddisfazione tra le parti, bisogna registrare importanti punti di unione con Amici di Costa Paradiso (anch’esso storico gruppo di proprietari di Costa Paradiso), con Zorropatron del blog Secondo Zorro ed altri gruppi spontanei di partecipanti.

Con i primi si condivide l’esigenza di cambiare le persone che ormai da troppi anni amministrano il territorio e la necessità di rigettare con forza un progetto della fognatura, così come è stato fatto approvare dalle istituzioni, perché significherebbe devastare il territorio e aprire una nuova era della cementificazione selvaggia. Oltretutto non possiamo dimenticare che la sua realizzazione richiederebbe l’imposizione di servitù, ma soprattutto di espropri di terreni, che incontrerebbero quasi certamente la resistenza dei proprietari con le inevitabili ripercussioni sui tempi e sui costi del progetto. È opinione condivisa che un potenziamento ed un adeguamento alla normativa in materia dell’impianto attuale sia una strada facile da percorrere e realizzare, mentre immaginare di mettere sottosopra il territorio per raggiungere poche case isolate è un progetto demenziale, poco coerente con la realtà dei luoghi e con la sua oggettiva possibilità di realizzazione.

Col secondo e gli altri si è arrivati ad importanti punti di condivisione sui temi basilari come la riforma della Comunità, la chiusura effettiva della lottizzazione e il ruolo del Comune dentro Costa Paradiso.

Con i presidenti di CdA e CdR, invece, si registrano note dolenti. ATCP a più riprese ha fatto presente che non intende ripetere gli stessi errori, ossia non intende fidarsi di nuovo delle stesse persone che hanno partecipato a questo CdA ed al suo fallimento. Non intende insomma appoggiare di nuovo le stesse persone o, peggio ancora, lo stesso Presidente. Oltretutto le dichiarazioni dei due presidenti, che stranamente si muovono in comunione d’intenti, anche se uno è il controllore dell’altro, sono tra loro contraddittorie, aumentando la confusione e la difficoltà di trovare un punto di accordo.

Quale strategia per Costa Paradiso?

A guardare bene i fatti, Costa Paradiso è divisa tra chi ritiene assolutamente necessario attuare una serie di riforme (tra cui ATCP) e chi invece vuole conservare la situazione attuale, restando ancorato ad un modello di gestione, che ha fatto il suo tempo, sul presupposto – sbagliato - che la miglior risposta ad un Comune poco efficiente sia appunto l’autogestione del territorio. Noi crediamo che bisogna guardare con coraggio al futuro, che può esistere solo se si decide di attuare un serio e risoluto cambio di passo nelle idee e negli uomini.

Serve:

  1. Attuare una severa rivisitazione delle spese, che sia orientata in modo ossessivo alla riduzione delle quote, ormai troppo alte, per i partecipanti. Si può offrire un servizio migliore, spendendo meno, e sgravando la Comunità di tutte quelle spese che non gli competono o sono superflue.

  2. Una riforma della Comunità che possa coniugare la duplice missione della gestione dei beni comuni, (applicando le norme del condominio), e del miglioramento e dello sviluppo dei servizi nel territorio, per favorire i soggiorni in un arco temporale che vada oltre la stagione estiva (applicando le norme in tema di associazione). Con l’aiuto di esperti basterebbero pochi mesi per riscrivere il regolamento, prevedere un organo di rappresentanza che sia il giusto mix tra il politico e il professionale e andare alle elezioni del nuovo organo nell’estate 2017.

  3. Una nuova era di dialogo col Comune di Trinità, qualsiasi sindaco venga eletto. Bisogna ripristinare il rispetto reciproco e con esso i reciproci obblighi e le precise responsabilità di ciascuno. Bisogna far sì che la chiusura della lottizzazione sia effettiva, non nominale, col blocco di nuovi sviluppi edilizi ed avviare la graduale ma non più rinviabile cessione delle opere al Comune che sarà chiamato alla loro gestione, sgravando finalmente i partecipanti dalla doppia tassazione sui servizi (Comune e Comunità).

  4. Bisogna assicurare una gestione amministrativa efficiente, evitando la sottrazione di denari o spese indebite, ma soprattutto trasparente: il prossimo CdA dovrà rendere noto ai partecipanti tutto quello che fa, informandoli sulle scelte, sulle decisioni, sulle spese fatte e previste. Restituiamo la comunità ai legittimi proprietari!

  5. In tema di lotta alla morosità, applicare un modello standard di comportamento, che garantisca la parità di trattamento, nel pieno rispetto del nostro regolamento.

Per i punti sopra esposti, c’è un dialogo già aperto con tanti, ma è solo l’inizio e pensiamo che si arriverà ben presto a formare un fronte ampio e compatto che si riconosca in un programma concreto e condiviso. Uno sforzo mirato a mettete al centro del tavolo un programma di rilancio per Costa Paradiso. Agli amministratori attuali rivolgiamo l’invito a partecipare e a contribuire attivamente a questo dialogo e quindi a ricostituire la coalizione del 2013, ma su basi diverse e condizioni ben chiare. Tra queste, in particolare, l’elezione di un CdA con volti nuovi che possa rappresentare una vera speranza di cambiamento per Costa Paradiso. Al contrario, se la proposta di collaborazione ha il solo scopo di permettere la rielezione degli amministratori attuali per mantenere lo stesso modello di gestione, allora possiamo dire: no grazie, abbiamo già dato, abbiamo già registrato un fallimento una volta e non vogliamo ricascarci.

Ferdinando Mulas Presidente di ATCP

Stefano Angeli Membro del Consiglio Direttivo di ATCP

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