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Lettera di Natale Gilio a Ferdinando Mulas


Gentile Dottor Mulas,

purtroppo, come anticipato, non sarò presente il 10 agosto p. v. all’assemblea di ATCP. Mia moglie ed io abbiamo dato comunque delega al socio Sig. Abbatantuono. Questa breve nota che indirizzo a Lei, in realtà la indirizzo a tutti i soci di ATCP, che mi auguro sapranno prendere le giuste decisioni per cercare ( o almeno provare ) a mettere fine ad una gestione di un bene comune – perché Costa Paradiso è un bene comune - purtroppo rivelatasi finora dissennata sul piano amministrativo e dei costi; perniciosa sul piano della difesa dell’ambiente; confusa e collusa sul piano dei rapporti con le istituzioni locali.

Ho letto con attenzione la lettera da Lei scritta al Sig. Addis, presidente del C.d.A. della Comunità del Territorio. Ne condivido in larga parte i contenuti. Non so se quel signore Le risponderà. A caldo, penserei di no anche se rispondere è sempre un dovere, oltre che un atto di buona educazione. Il mio scetticismo deriva dai tanti precedenti. Non abbiamo mai avuto risposte su tante problematiche che – Lei per primo Dott. Mulas – ha denunciato a cominciare dai bilanci, incredibili nella loro confusione contabile; al mancato trasferimento al Comune di Trinità delle opere di urbanizzazione primaria che sarebbe dovuto avvenire fin dal 1995; all’assenza di ogni spiegazione sulla natura giuridica di questa strana Comunità. Non voglio tornare sui tanti argomenti di cui abbiamo più volte parlato e scritto. Io resto della mia idea : questa Comunità è una finzione giuridica. Non è un Consorzio ( il Tribunale di Tempio l’ha ribadito ), né un condominio ( anche se potrebbe diventarlo ); né una società. Non esiste un atto costitutivo. Tantomeno uno statuto. Non c’è un codice fiscale. Tutt’al più può essere considerata una associazione di fatto, priva di personalità giuridica. Ma alle associazioni si aderisce volontariamente. Nel nostro caso, ho sentito parlare di azioni esecutive se non si pagano quote di gestione sempre più onerose, destinate a soddisfare un ammontare di spese e di costi di oltre 1.800.000,00 euro l’anno. Una mostruosità. Quando si discute di cifre così importanti è bene che le persone – cioè i proprietari delle unità immobiliari di Costa Paradiso - aprano bene gli occhi forse qualche volta resi meno vigili dal caldo estivo e dal rilassamento vacanziero. In ogni caso, preferisco fermarmi qui.

Ma c’è un aspetto che va considerato con grande attenzione : il vero interlocutore dei proprietari di Costa Paradiso è o dovrebbe essere il Comune di Trinità e, per esso, il Sindaco. D’altra parte, non paghiamo al Comune l’IMU, la Tarsi, la raccolta rifiuti e altre imposte ? Allora, il dialogo andrebbe fatto non con la Comunità ( di dubbia natura giuridica ), ma con l’ente locale cui appartiene il territorio di Costa Paradiso. Ma qui sorge un altro problema. Si è scoperto che il Sindaco è una dipendente della Comunità, dove, si dice, muoia dal desiderio di tornare. Questo può spiegare molte cose, a cominciare dalla latitanza che contraddistingue questo pubblico ufficiale quando si chiedono degli appuntamenti. Qual’ è, allora, il punctum dolens ? E’ chiaro che non si può fare a meno di pensare alla presenza di un plateale conflitto di interessi. Si può fare il Sindaco e al tempo stesso il dipendente di una controparte ? Forse, in linea teorica, se dotati di grande autorevolezza e di un forte rigore morale. Mi sovvengono – mi si perdoni la digressione – le parole di Platone quando nell’apologia di Socrate tratteggia la figura del giudice. Certo - dice Platone - il giudice ( il sindaco ! ) non s’insedia per sacrificare la giustizia ( il bene comune ) ad un interesse personale, ma per sceverare le cause ( cioè risolvere i problemi dei cittadini ); ed ha fatto giuramento non d’essere indulgente a chi più gli pare e piace, ma di fare appunto il giudice leale nel rispetto della legge e dell’interesse di tutti.

Io mi auguro e spero che il Sindaco del Comune di Trinità d’Agultu e Vignola si ritrovi nelle parole di Platone. Certo, l’atteggiamento finora adottato con il rifiuto ad un incontro diretto con i cittadini, cioè con i proprietari, non fa ben sperare. Ma una cosa al Sindaco deve essere chiara : a noi – parlo per me e tanti altri soci di ATCP – non ci rappresenta il Sig. Addis, da solo o con i suoi compagni di merenda. Noi vogliamo rappresentarci da soli o da chi da noi viene democraticamente designato.

Buon lavoro a tutti.

Natale Gilio