• Ferdinando Mulas

Nota di aggiornamento su Costa Paradiso

Concluso il 2019, può essere utile ed opportuno fornire un quadro informativo di aggiornamento sulla situazione in cui versa il comprensorio di Costa Paradiso e la Comunità che lo rappresenta.


IL PASSAGGIO AL COMUNE DELLE OPERE DI URBANIZZAZIONE PRIMARIA

Nonostante i reiterati annunci, anche recenti, di voler procedere alla acquisizione delle opere di urbanizzazione esistenti, il Comune di Trinità si guarda bene dal porre in essere gli atti concreti di acquisizione. L’acquisizione delle opere è la condizione necessaria per poter effettuare l’immediato trasferimento dell’impianto idrico e di quello fognario di Costa Paradiso ad EGAS (Ente di governo ambito Sardegna), che li affiderà alla gestione di Abbanoa S.p.A., gestore ufficiale del Servizio Idrico Integrato. In assenza di essa, il passaggio della gestione agli enti preposti, che riconoscono come loro tramite solo il Comune, non può avvenire.

Dunque, la soluzione del problema è ancora in fase di stallo per l’atteggiamento omissivo del Comune, che, di fatto, obbliga la Comunità a mantenere, suo malgrado, la gestione delle infrastrutture e dei relativi servizi idrico-fognario, pur non avendo alcun titolo specifico che possa qualificarla come legittima.


LE RAGIONI DEL COMPORTAMENTO DEL COMUNE

Non c’è alcun dubbio che il Comune sia obbligato, per legge e per convenzione urbanistica, all’acquisizione delle opere di urbanizzazione di Costa Paradiso. Per quali ragioni non lo fa? Le motivazioni sono più d’una. Alla base c’è sicuramente una ragione socio-culturale, che poggia sulle seguenti idee di fondo: 1. dalle casse del Comune non deve uscire neanche un euro per Costa Paradiso; 2. il Comune deve, comunque, esercitare in qualche forma il proprio controllo sul comprensorio; 3. il principio di legalità - cui si deve uniformare l’azione di tutti gli enti pubblici, a cominciare dagli enti territoriali come i Comuni - a Trinità d’Agultu può essere applicato in modo elastico, secondo convenienza, altrimenti si può bypassare. (In qualche riunione aperta al pubblico, presso la Sala Consiliare, abbiamo potuto sentire, da qualche rappresentante, la teorizzazione, in modo esplicito, di questo concetto). La seconda motivazione non si basa su convinzioni errate, come la prima, e si manifesta in scelte e decisioni amministrative che privilegiano la tutela degli interessi di carattere privato piuttosto che gli interessi di tipo collettivo, per di più aggravate da un evidente conflitto di interessi. In questo quadro, alla Comunità non è rimasta altra scelta se non quella di chiamare in giudizio, davanti al TAR della Sardegna, il Comune di Trinità d’Agultu, come già fatto in precedenza da ATCP. Per reazione, il Comune ha citato in giudizio, presso il tribunale civile di Tempio, i componenti del consiglio di amministrazione della Comunità per asserite gravi irregolarità amministrative. Le irregolarità sarebbero riconducibili alla mancata esecuzione della delibera della assemblea straordinaria del 28.05.2011, che disponeva la realizzazione del progetto di ampliamento dell’impianto fognario esistente, con spese a carico dei Partecipanti della Comunità.


LO STATO DEI RICORSI PENDENTI AL TAR

Attualmente, contro il Comune sono pendenti due ricorsi: il primo, presentato da ATCP nel 2012, è stato rinviato, per l’ennesima volta, nell’udienza del 13 novembre 2019, a seguito della costituzione in giudizio contro ATCP del signor Mario Mela. La nuova udienza è stata fissata alla data del 21 aprile 2020. Il secondo, quello presentato dalla Comunità nel dicembre 2018, è stato anch’esso rinviato all’udienza del 21 aprile 2020.


Entrambi i ricorsi sono finalizzati a:


- accertare l'obbligo/dovere del Comune di Trinità di acquisire le opere di urbanizzazione primaria realizzate a Costa Paradiso e di assumerne la gestione, assicurata finora in via di fatto, e dunque senza titolo, dalla Comunità;

- ottenere la condanna del Comune ad adempiere agli obblighi di gestione, di collaudo e, eventualmente, di ampliamento e potenziamento dell’impianto fognario, seguendo le procedure di legge.


Il ricorso proposto dalla Comunità ripropone sostanzialmente e fa propri gli stessi motivi del ricorso n.1039/2012 di ATCP, ampliandone, tuttavia, l’ambito della domanda e la platea dei soggetti coinvolti. Esso, infatti, chiede l’annullamento del Nulla Osta comunale, rilasciato a Mario Mela ed alla società S.E.I. di Gravina nell’ottobre 2018, e coinvolge, oltre al Comune, anche gli altri enti interessati in relazione al servizio idrico integrato, come EGAS e Abbanoa S.p.A, nonché la Provincia, la Regione ed i soggetti destinatari dei provvedimenti del Comune. Al ricorso principale hanno fatto poi seguito, nel corso del 2019, ben quattro ricorsi per motivi aggiunti:


- i primi due contro la Provincia relativamente a: a) il rigetto della richiesta della Comunità per la revoca dell’autorizzazione allo scarico rilasciata in capo ad essa nel dicembre 2015; b) la nota con la quale la Provincia invitava la Comunità ad un comportamento responsabile in quanto la cessazione della gestione dell’impianto fognario, richiesta dalla Comunità, avrebbe potuto configurarsi come interruzione di un pubblico servizio;

- il terzo contro il Comune per l’annullamento dei seguenti atti: a) verbale di delibera del consiglio comunale del 12 giugno 2019, che approvava lo schema di convenzione per l’attuazione del 1° stralcio del progetto di ampliamento dell’impianto fognario esistente; b) lo schema di convenzione; c) il permesso di costruire del 8 luglio 2019;

- il quarto per l’annullamento degli atti, nel frattempo adottati dal Comune, quali: a) la voltura del permesso a costruire dell’8 luglio 2019, rilasciato dal Comune di Trinità d’Agultu, sia quella in favore della Paradiso Costruzioni s.r.l., sia quella in favore della Carolina D s.r.l.; b) lo stesso permesso di costruire dell’8 luglio 2019 rilasciato dal Comune di Trinità d’Agultu, già impugnato con i terzi motivi aggiunti, sulla base di nuovi documenti; c) le due convenzioni urbanistiche stipulate tra il Comune e la Carolina D S.r.l. e tra il Comune e la Paradiso Costruzioni S.r.l., in data 27 novembre 2019.


LE CAUSE DEI VARI RINVII

Le cause dei vari rinvii sono dovute essenzialmente al fatto che il Comune adotta sempre nuovi provvedimenti che impongono ai ricorrenti la necessità di impugnarli per evitare la dichiarazione di inammissibilità del ricorso principale. Purtroppo, i giudizi al TAR risentono della logica e della disciplina del procedimento amministrativo. Quest’ultimo consiste nella successione di una pluralità di atti diversi fra loro, che, nonostante la loro eterogeneità e la loro relativa autonomia, sono preordinati e collegati allo stesso fine, cioè, alla produzione degli effetti propri di un determinato provvedimento. Ogni atto del procedimento si pone, perciò, come presupposto di legittimità o di efficacia di quello successivo, con la conseguenza che qualsiasi atto della serie, se viziato, produce l’invalidità giuridica non solo di sé stesso ma anche dell’intero procedimento, e quindi del provvedimento finale. In questo quadro, il Comune ha buon gioco per far rinviare alle calende greche ogni decisione del TAR, riguardante Costa Paradiso: gli basta adottare nuovi atti, comunque connessi col tema del ricorso. Cosa che obbliga i ricorrenti ad impugnare gli atti stessi con motivi aggiunti, poiché la mancata impugnazione di un atto successivo, collegato o connesso al provvedimento principale, produce l’inammissibilità del ricorso pendente.


INIZIATIVE TEMERARIE IN ATTO

Il 3 gennaio 2020, nonostante la pendenza dei ricorsi sopra indicati e l’assenza di un progetto esecutivo, accompagnato da un piano di esproprio delle aree interessate, visto che l'intervento dovrà necessariamente avvenire su aree private, la ditta Paradiso Costruzioni, in via la Sarrera tra i lotti C65 e E71, zona X19, di proprietà comune, considerata area protetta e di massima tutela, hanno avviato i lavori di disboscamento della macchia in preparazione degli scavi per la posa in opera della tubatura per l’impianto fognario. Le guardie della Comunità, prontamente intervenute hanno chiesto agli operai se avessero le autorizzazioni necessarie per intervenire su un terreno privato. La risposta è stata che l’autorizzazione c’era, ma che essi non erano al momento in grado di esibirla. Ma non solo. Gli operai si sono rifiutati di fornire i propri nominativi e il nome dell'impresa per la quale stavano eseguendo i lavori di scavo.

Pertanto, l'inizio dei lavori è avvenuto senza alcun titolo di autorizzazione e senza aver provveduto all'allestimento del cantiere, alla sua delimitazione, all'apposizione del cartello di inizio lavori contenente le informazioni obbligatorie sulle autorizzazioni e i riferimenti specifici circa la ditta esecutrice.

Il 4 gennaio 2020, su segnalazione della Comunità, è intervenuto il Corpo Forestale che ha bloccato i lavori ed ha fatto allontanare gli operai ed i mezzi al seguito.


IL CONSIGLIO DIRETTIVO DI ATCP