• Ferdinando Mulas

Il fronte unito contro il C.d.A. della Comunità di Costa Paradiso


Come era facile immaginare, l’azione intrapresa dal C.d.A. in carica per instaurare la “legalità” all'interno del territorio di Costa Paradiso, con il ricorso al TAR della Sardegna RG 1010/2018, finalizzato ad accertare “l'obbligo/dovere del Comune di Trinità d’Agultu di assumere la gestione delle opere di urbanizzazione primaria già realizzate, nonché di adempiere agli obblighi a esso riferibili e, precisamente, alla gestione, al collaudo e, ove se ne ravvisi la necessità, all’ampliamento e potenziamento dell’impianto fognario”, non sarebbe passata facilmente, senza suscitare le reazioni di chi, in un modo o nell’altro, si è dichiarato contrario a questo disegno: il Comune di Trinità, un imprenditore come Mario Mela, una parte del gruppo “Unione Proprietari, il blog Altervista/SecondoZorro, il blog Costaparadisonews di Pasquale Ferrara.

Non casualmente, il 21 febbraio scorso, il Comune ha presentato un ricorso al Tribunale Civile di Tempio Pausania per il commissariamento della Comunità: secondo il legale del Comune, il C.d.A. avrebbe “posto in essere atti e comportamenti finalizzati a disattendere ed eludere la decisione assunta dall’assemblea in data 28 maggio 2011 e di assumere, anzi, un atteggiamento diametralmente opposto, arrivando a richiedere l’annullamento delle autorizzazioni amministrative rilasciate alla Comunità per l’esecuzione dei suddetti lavori di ampliamento”.

Tali comportamenti costituirebbero “gravi irregolarità e violazione dei propri doveri da parte degli Amministratori, ai sensi dell’art. 1105 o ai sensi degli artt. 1129 e 1130, primo comma, del codice civile…”; essi sarebbero lesivi degli interessi del Comune sia in qualità di titolare di una quota dei millesimi della Comunità sia come Ente rappresentativo del territorio”. Per questi motivi, esso ha chiesto al Tribunale di Tempio di:

  • revocare l’attuale C.d.A.;

  • conseguentemente ordinare allo stesso C.d.A, oppure autorizzare il Comune istante, di convocare immediatamente l’assemblea per la nomina del nuovo organo amministrativo;

  • nelle more della convocazione dell’assemblea, nominare un amministratore ad acta autorizzandolo alla presentazione della richiesta di proroga della V.I.A. e al compimento di ogni altra attività esecutiva della delibera del 28.05.2011, avente ad oggetto la realizzazione del progetto di ampliamento e la manutenzione straordinaria delle infrastrutture depurative e della rete fognaria esistenti, con spese a carico della Comunità.

L’udienza si è svolta il 14 maggio scorso e si è ancora in attesa della decisione del giudice.

In realtà, le motivazioni addotte dal Comune - prive di fondamento - sono strumentali ad ostacolare il percorso avviato dal C.d.A. di affidare la gestione del servizio idrico e fognario e l’ampliamento dell’impianto fognario e di depurazione al gestore unico (Abbanoa), nelle forme previste dalla legge, per porre fine ad una gestione illegittima ultraventennale da parte della Comunità. Le asserite, e non dimostrate, “gravi irregolarità e violazione dei propri doveri da parte degli Amministratori” sono riconducibili ad una delibera dell’assemblea del tutto anomala: su 39 soggetti presenti (di cui alcuni non erano neanche proprietari e tuttavia portatori di deleghe, pur non avendo diritto di voto), i votanti sono stati 21 per un totale di 2941,12 decimillesimi. pari al 29,5% del totale dei millesimi, i quali hanno votato tutti SI. Di questi, solo 4 erano in regola con i pagamenti delle quote di gestione, mentre gli altri 17 erano morosi e quindi senza diritto di voto. Peraltro, alcuni di essi erano morosi per somme ragguardevoli e di lunga data, pur essendo stati sollecitati e diffidati al pagamento. In particolare, il sig. Mario Mela, che ha votato con 1526,8 decimillesimi, cioè con più del 50% dei SI, era moroso per grosse somme. Dunque, non solo la composizione di quell’assemblea era viziata nella forma, ma anche nella sostanza, se si considera che una minoranza di proprietari poneva a carico di tutti una spesa di assoluta rilevanza, per di più indebita e senza alcuna garanzia.

Peraltro, tale delibera aveva per oggetto l’approvazione del «progetto di ampliamento e manutenzione straordinaria delle infrastrutture depurative e della rete fognaria esistente e della relativa spesa», non riscontrandosi, in essa, alcuno specifico mandato al C.d.A. circa tempi e modi per la sua esecuzione. Ed anche la presentazione del progetto presso i competenti Uffici comunali e la conseguente approvazione da parte del consiglio comunale, non aveva il significato della assunzione di una obbligazione da parte della Comunità per la realizzazione del progetto, come pretende il Comune ricorrente.

Il consiglio di amministrazione, entrato in carica il 18 marzo 2017 ha preso atto di ciò ed ha cercato di imboccare la strada maestra – per intenderci, quella prevista dalla legge - per risolvere il problema chiamando in causa il Comune di Trinità, EGAS ed Abbanoa. Il Comune, invece, ha voluto percorrere un’altra strada, non proprio lineare rispetto al quadro normativo vigente in materia: prima, ha promosso una conferenza di servizi con EGAS ed Abbanoa, non già per discutere della problematica attinente al passaggio delle opere già esistenti a tali enti, com’era suo dovere, bensì al fine di sottoporre a detti enti la proposta presentata da due imprese private per la realizzazione di uno stralcio funzionale, senza coinvolgere la Comunità; poi, ha concesso alle due imprese un nulla osta per tale realizzazione. Il che ha costretto la Comunità ad impugnarlo presso il TAR della Sardegna, sulla scia del ricorso presentato, sempre al TAR, nel 2012 contro il Comune da ATCP e da un gruppo di proprietari.

Per tutta risposta il Comune ha presentato il ricorso anzidetto raffigurando il Consiglio di Amministrazione come “soggetto” che ostacola il progetto per la realizzazione dell'ampliamento fognario, nell’evidente tentativo di svuotare l’oggetto del giudizio, pendente presso il TAR, attraverso una pronuncia del giudice civile, che, naturalmente, poco conosce tutti gli aspetti dell’intricata vicenda di Costa Paradiso.

Con azione palesemente coordinata, ha cercato di dargli man forte l’imprenditore Mario Mela, con una diffida inoltrata a tutti i componenti del C.d.A. preannunciando una richiesta di risarcimento, che si potrebbe definire temeraria, in relazione ai “danni passati, presenti e futuri per gli atti già compiuti che hanno in qualche modo ostacolato o ritardato la realizzazione del progetto della rete fognaria da anni approvato dal Comune e dall'Assemblea”, ma anche per “aver creato una situazione di incertezza in ordine alla continuità della gestione”.

Non sono stati da meno, nell’azione di supporto al Comune e a Mela, i due blog “Altervista/Secondozorro” e “Costaparadisonews”.

Dopo aver sostenuto e criticato per mesi l’esistenza di un accordo sottobanco del C.d.A. col Comune per favorire il progetto di Mela, volto a realizzare il primo stralcio dell’ampliamento dell’impianto fognario, Zorro ha apertamente sostenuto le ragioni del Comune e quelle di Mario Mela, (dichiarandosi addirittura favorevole a sostenere la presenza del Comune all’interno del prossimo C.d.A.) incurante della contraddizione palese delle sue prese di posizione a geometria variabile, tipiche del personaggio. Un personaggio del quale non varrebbe la pena occuparsi, delegittimato com’è presso la stragrande maggioranza dei Partecipanti della Comunità, se non per il fatto che la sua maldicenza, basata sul pregiudizio, e la sua critica, basata sullo stravolgimento della realtà, sconfinano ormai apertamente nella diffamazione e nel discredito dei componenti del C.d.A., determinando le condizioni concrete per possibili azioni legali nei suoi confronti.

A sua volta, il blog “Costaparadisonews” si distingue nella manipolazione delle notizie, partendo da fatti veri ma dando ad essi una interpretazione ed un risalto che ne stravolgono il significato e la portata. Il caso più recente è costituito dall’ordinanza con cui il TAR Sardegna ha rigettato l’istanza cautelare, presentata dalla Comunità contro una nota della Provincia di Sassari. Con tale nota, la Provincia pretendeva di obbligare la Comunità a proseguire la gestione, di fatto, dell'impianto fognario, in quanto formalmente intestataria dell'autorizzazione allo scarico, a suo tempo rilasciata, con la minaccia di denuncia per interruzione di pubblico servizio. La Comunità ha fatto ricorso per chiedere la sospensione dell'efficacia di detto provvedimento. Il Tar non ha accolto l'istanza, ma non è entrato nel merito del ricorso principale che verrà deciso a novembre 2019, riguardante i lavori che i signori Mela e Gravina intendono realizzare a Costa Paradiso. Pertanto, risulta del tutto falsa la notizia, pubblicata e diffusa con molto risalto dal blog Costaparadisonews, poi ripresa anche dalla “Nuova Sardegna” il primo giugno scorso, secondo il quale il Tar avrebbe dato il "via libera" ai lavori di realizzazione del primo stralcio funzionale delle infrastrutture dell'impianto fognario.

In sostanza, il Comune non ha fatto nulla per risolvere il problema delle opere di urbanizzazione di Costa Paradiso, secondo le modalità e per gli effetti previsti dalla disciplina vigente in tema di opere pubbliche, mostrando, invece, di favorire la proposta, di natura prettamente privatistica, presentata dai signori Mela e Gravina. Ed è questo atteggiamento - non certo il comportamento del C.d.A. - che ha costituito un impedimento insuperabile al raggiungimento di una soluzione condivisa con la Comunità.

In questo quadro, si spiega e diventa comprensibile l’attacco sferrato al C.d.A. dal sig. Mario Mela attraverso diffide legali e, a più riprese, con pubblicazioni di articoli ed interviste, attraverso il blog Altervista/SecondoZorro.

La sua affermazione "Chiudere la morosità dietro l'impegno che la fogna si sarebbe realizzata", per far intendere che il C.d.A. in carica è stato eletto sulla base di un accordo con lo stesso Mela, è totalmente priva di fondamento. Usando una terminologia, oggi diffusa, si può definire, senza tema di smentita, una balla spaziale. Non risulta affatto che i rappresentanti di A.T.C.P. in seno al C.d.A e gli altri componenti abbiano assunto con Mela un tale impegno, né prima della elezione, come candidati, né dopo, ad elezione avvenuta; nemmeno il presidente Buffoni, come si vuol forse alludere nell'intervista rilasciata da Mela a Zorro.

Vero è, invece, che il C.d.A. si è presentato alle elezioni per il rinnovo degli organi di gestione della Comunità con uno specifico programma di cambiamento nella amministrazione della Comunità, sottoscritto da Ferdinando Buffoni, da Gianni Monterosso e da Ferdinando Mulas in rappresentanza di altrettanti gruppi di proprietari di Costa Paradiso. Programma reso noto ben prima dell’assemblea, il cui obiettivo principale era quello di portare Costa Paradiso nell’alveo della legalità per quanto riguarda la gestione delle opere di urbanizzazione e dei correlati servizi urbanistici. Il sig. Mela afferma, invece, che il C.d.A. è stato eletto grazie ai suoi voti e a quelli dei suoi amici con l’impegno che egli avrebbe pagato le quote di gestione, di cui era debitore verso la Comunità, ed in cambio il C.d.A. avrebbe realizzato il progetto per l’ampliamento dell’impianto fognario.

Può darsi che il sig. Mela abbia frainteso il suddetto impegno programmatico a portare Costa Paradiso in uno stato di completa legalità, come impegno, assunto dal C.d.A., di realizzare il progetto di ampliamento dell’impianto fognario. Ma, egli sa bene che, nello scopo sociale della Comunità, non rientrano né la gestione delle opere di urbanizzazione con i relativi servizi, né la loro realizzazione, che sono di specifica competenza degli enti pubblici previsti dalla legge. Perciò, lamentare la mancata attuazione della delibera assembleare del 28.5.2011 e addirittura annunciare che chiederà i danni alla Comunità e al C.d.A. in carica appare una pretesa infondata. Il sig. Mela pare dimenticare che il precedente C.d.A. aveva tentato, senza successo, di realizzare il primo stralcio del progetto di ampliamento. Solo che la maggior parte dei proprietari non ha pagato la quota richiesta per la realizzazione, evidentemente non convinta che dovesse essere la Comunità ad attuare il progetto; in quella maggioranza c’era anche il sig. Mela, benché egli sostenga il contrario.

Nello scenario brevemente descritto risulta evidente come il C.d.A. in carica sia sottoposto ad una serie di attacchi concentrici, tesi a bloccarne l’azione per il cambiamento di un sistema, da sempre basato su un connubio di interessi fra Comune e Comunità, e perciò finalizzati a mantenere lo status quo nella gestione di Costa Paradiso. Un sistema che, anziché valorizzare il territorio, ha favorito uno sviluppo edilizio che si è progressivamente discostato dalle linee direttrici e dalle prescrizioni del piano di lottizzazione, producendo alla fine il degrado di un patrimonio naturale che, invece, andava assolutamente tutelato. E’ più che evidente che questo sviluppo doveva essere supportato da un adeguato impianto fognario e di depurazione! Ma chi avrebbe dovuto vigilare e disporre che ciò avvenisse, se non l’ente pubblico preposto al governo del territorio ed al rilascio delle autorizzazioni a costruire? Perché il Comune di Trinità non ha riscosso, da chi costruiva, gli oneri di urbanizzazione primaria, che avrebbero consentito di finanziare, in linea con lo sviluppo edilizio, la realizzazione dell’ampliamento della fognatura e delle altre opere?

Questi interrogativi e queste considerazioni possono aiutare a capire quale è, oggi, la vera posta in gioco: superare un sistema che ha prodotto non pochi guasti anche nell’economia del territorio (che Zorro, con acutezza di analisi, attribuisce all’attuale C.d.A.) e che non si giustifica più, essendo contra legem, come sostiene il C.d.A., oppure continuare con esso, sulla falsariga di sempre, così che le scorciatoie escogitate dal Comune, come risposta ai problemi di Costa Paradiso, abbiano via libera.

Di qui l’opportunità, ma anche la necessità, che i Partecipanti della Comunità, a cominciare dagli associati e dai simpatizzanti di ATCP, non manchino di assicurare il loro appoggio all’attuale C.d.A., a sostegno del percorso intrapreso verso la legalità del comprensorio di Costa Paradiso.

IL CONSIGLIO DIRETTIVO DI ATCP