• Ferdinando Mulas

I contrabbandieri della verità


Le manifestazioni di interesse e di favore al programma per il cambiamento e l’innovazione della Comunità di Costa Paradiso, elaborato e pubblicato da ATCP, espresse in campagna elettorale dal nuovo sindaco di Trinità e dagli stessi imprenditori, operanti nel territorio, hanno costituito il pretesto per diffondere l’informazione – falsa - che ATCP si sarebbe schierata, nelle prossime elezioni per il rinnovo degli organi sociali della Comunità, con uno dei principali imprenditori edilizi.

Lo scopo evidente è quello di diffondere il messaggio che ATCP, pur di conquistare il C.d.A. si è alleata con la sua controparte giudiziaria (il Comune) e con quelli che, con una campagna ben orchestrata, vengono, oggi, indicati come il male assoluto di Costa Paradiso: gli imprenditori edilizi, rei, non solo di aver causato danni irreversibili al patrimonio ed all’ambiente naturale, ma, soprattutto, di essere morosi nel pagamento delle quote sociali per cifre rilevanti, con gravi conseguenze sulla gestione economica della Comunità.

Alimentata dalla sigla che si autodefinisce “Unione Proprietari”, dal residuato del C.d.A., da una “agit prop” del servizio propaganda e disinformazione, nonché dal raggruppamento politico sconfitto alle recenti elezioni comunali di Trinità, questa campagna di manipolazione della realtà, da un lato, esprime il basso livello culturale e morale dei suoi autori e, dall’altro, rappresenta una ulteriore conferma dell’interesse a tenere ancora le mani in pasta nella gestione della Comunità da parte di personaggi, i cui risultati - totalmente negativi - sono culminati nel recente distacco dell’acqua a Costa Paradiso.

In un disperato tentativo di allontanare da sé le evidenti responsabilità di una situazione che ha portato Costa Paradiso sull’orlo della chiusura, il residuato del C.d.A. ha scatenato “la caccia all’untore”, indicando nei morosi la causa della interruzione dell’acqua da parte di Abbanoa e di tutti gli altri problemi.

Le cifre reali, relative all’acqua, per gli esercizi 2013/14 - 2014/15 - 2015/16, forniscono, tuttavia, un quadro un po’ diverso da quello dipinto dal tesoriere della Comunità di fronte ad una folla inferocita di proprietari per la mancanza dell’acqua:

- incassi dai partecipanti €914.000 - fatture ricevute da Abbanoa € 1.150.000 - fattura per cauzioni €78.000 - fattura conguaglio partite pregresse 2005/2011 €135.000 - pagamenti effettuati dal 14/4/2013 al 15/6/2016 €290.000 - pagamenti effettuati dopo lo slaccio € 330.000

Le cifre degli ultimi tre anni dicono che la Comunità: ha incassato, solo per l’acqua, la somma di 914.000 €, mentre ha versato ad Abbanoa la somma di ca. 620.000 €, a fronte di bollette di pagamento emesse di 1.363.000 € La differenza tra quanto versato dalla Comunità e quanto richiesto da Abbanoa prima dello slaccio era perciò di 1.073.000 €, mentre la morosità, solo per l’acqua, avrebbe raggiunto la cifra di poco superiore ai 500.000 € . Dunque, anche se tutti avessero pagato l’acqua, un debito significativo con Abbanoa sarebbe rimasto. Da queste cifre risulta, come dato di fatto, che la Comunità non ha versato ad Abbanoa la totalità delle somme riscosse, pur avendo incassato dai proprietari anche la contestata quota fissa di 55 € per utenza (esclusa quella dell’ultimo anno). La morosità è stata, perciò, un pretesto per mascherare un errore di valutazione del C.d.A., che confidando nell’esito positivo della causa civile in corso con Abbanoa, aveva omesso di pagare le bollette dell’acqua.

E’ il classico metodo di imbrogliare le carte scaricando su altri le proprie responsabilità ! La verità è che il residuato del C.d.A. ha fatto male i suoi conti: puntando sull’esito positivo della vertenza giudiziaria instaurata con Abbanoa per la questione delle quote fisse, non pagava, se non in minima parte, le bollette per l’acqua, destinando irresponsabilmente le somme incassate ad altre spese e ritrovandosi senza fondi sufficienti nel momento in cui Abbanoa, forte di un provvedimento giudiziario a suo favore, chiedeva i pagamenti delle bollette.

L’”Unione Proprietari”, non più “anonima” nell’ultima newsletter, essendo comparsi i nomi di Sandro Guiducci, della moglie Nadia Perugini e della cugina Paola Capella, nonché quello di Alberto Addis, fratello di Piergianni, presidente del C.d.A. uscente, (come dire “tutto in famiglia”), è uscita allo scoperto per chiedere le deleghe in vista dell’assemblea del 10 agosto p.v. Per giustificare la richiesta ha provato ad enumerare tutte le cose buone fatte dal C.d.A. uscente. Per la verità l’elenco delle cose positive si limita ad una presunta lotta alla morosità, peraltro priva di risultati concreti, ed alla attivazione di un nuovo sistema informatico per la gestione della contabilità. Dal nostro punto di vista è invece assai più lunga la lista delle cose non fatte e di quelle mal fatte. Ma su queste l’Unione Proprietari preferisce sorvolare per “non annoiare i lettori”. A completare il quadro della disinformazione, sul sito web della Comunità, è comparso ieri - si suppone a cura del presidente uscente – l’articolo “Linee strategiche future”, autentico florilegio di bugie sulle cose buone fatte da questo C.d.A. e sulla opportunità di completarle, con la sua riconferma.

Eppure, le aspettative riposte dai proprietari sul C.d.A. eletto nell’aprile 2013 erano tante: da essosi aspettavano una inversione di rotta nel modo di gestire la Comunità e l’attuazione di una linea d’azione volta a dare soluzione alle grandi questioni, rimaste irrisolte, di Costa Paradiso, come:

  1. l’ incertezza della qualificazione giuridica della Comunità;

  2. il permanere della convenzione di lottizzazione del territorio, come strumento attuativo senza tempo degli insediamenti edilizi, in palese contrasto con la normativa vigente;

  3. il ruolo abusivo della Comunità come sostituto illegittimo del Comune nella gestione delle opere di urbanizzazione e dei relativi servizi urbanistici, come il servizio idrico integrato.

  4. una gestione amministrativa delle risorse e dei beni comuni approssimativa, priva delle caratteristiche di efficienza, trasparenza ed economicità;

  5. la mancata tutela dell’ambiente e del paesaggio per l’omessa vigilanza sul rispetto rigoroso delle norme edilizie, sanitarie ed ambientali stabilite nel regolamento.

Ebbene, su tutte queste questioni, la cui soluzione era di vitale importanza per il comprensorio di Costa Paradiso, l’azione svolta dal C.d.A. uscente è stata pari allo zero.

La qualificazione giuridica della Comunità non è un problema secondario, come invece viene ritenuto da molti. Da essa discende, infatti, la disciplina applicabile nei rapporti dei proprietari nell’ambito della Comunità, e quindi la possibilità di tutela dei loro diritti a fronte di amministratori abituati ad applicare le norme del codice civile e del regolamento in modo ambiguo ed oscillante, secondo convenienza. E’ inutile dire che in questo modo le tutele dei proprietari finiscono per essere affievolite e casuali, mentre aumenta lo spazio di manovra di chi considera C.P. come “cosa nostra”.

In merito allo stato della convenzione di lottizzazione e della destinazione delle opere di urbanizzazione, Il C.d.A. uscente si è mosso nel solco di quelli che lo avevano preceduto, evitando l’apertura di qualsiasi trattativa col Comune per il passaggio ad esso delle opere di urbanizzazione primaria, prevista in convenzione alla scadenza del 1 agosto 1995, con la conseguenza che le opere di urbanizzazione primaria di C.P. sono ancora a carico dei Partecipanti.

La Comunità, infatti, con l’acquiescenza interessata del Comune, ha continuato a gestirleoltre il suddetto termine di scadenza. I Partecipanti-proprietari sono stati così costretti a pagare, da oltre vent’anni, la gestione di strutture e di servizi, che non sarebbero dovute restare nella sfera di competenza della Comunità e che, di norma, non sono gestiti in modalità privatistica, bensì affidati al Comune o, come nel caso del servizio idrico integrato (servizio idrico e fognario) alla Autorità d’ambito Territoriale Ottimale (ATO – Abbanoa SpA).

Ma non solo. Nell’ultimo triennio, la Comunità ha avviato in proprio, senza averne titolo, la procedura per l’ampliamento dell’impianto fognario e di depurazione, di proprietà del Comune, assumendo compiti che non rientravano nella sua ragione sociale e ponendo i relativi oneri a carico dei proprietari.

In realtà, la Comunità non ha alcun titolo di legittimazione sia per la gestione dell’attuale impianto fognario, di proprietà del Comune di Trinità, sia per la realizzazione del progetto di ampliamento del medesimo. Di conseguenza, essa svolge il ruolo di gestore del servizio idrico integrato in modo abusivo ed illegittimo, non essendo, iscritta all’anagrafica AEEGSI (Authority gas e servizi idrici) e non essendo in regola con i tributi dovuti alla medesima e ad ATO. Per questo motivo, la Comunità è stata formalmente diffidata da ATCP ad astenersi sia dall’una che dall’altra.

Nonostante tutto ciò, il C.d.A. in carica, anziché tenere in debito conto i suddetti aspetti che incidevano sulla legittimità delle sue azioni, faceva proprio il progetto, presentato dal precedente C.d.A., curandone il prosieguo dell’iter presso le autorità amministrative competenti. A tal fine, nel luglio 2013, venne dato incarico ad un professionista di “validare” il progetto, attraverso una verifica di conformità alla normativa vigente, nonché di “fornire supporto, tecnico, amministrativo, funzionale, all'ottenimento delle autorizzazioni mancanti, ivi compreso l'eventuale atto aggiuntivo alla originaria convenzione alfine di dare piena legittimità all’ intero impalcato giuridico dell'originario p.d.l.”.

Senonché, per poter essere applicati al progetto in corso di valutazione, gli esiti della suddetta verifica avrebbero dovuto essere disponibili prima della conclusione dell’iter della procedura di valutazione dell’impatto ambientale (VIA). E, concretamente, questa possibilità c’era: l’incarico era stato conferito il 1 luglio 2013, la deliberazione di VIA della Giunta Regionale della Sardegna è del 12 settembre 2014. Dunque c’era più di un anno di tempo per apportare al progetto le modifiche ritenute necessarie in sede di validazione. Invece, il rapporto finale di validazione è stato consegnato alla Comunità committente a febbraio 2016 risultando alla fine del tutto inutile, a fronte di una spesa di ca. 80.000 euro e di una VIA che rendeva immediatamente cantierabile il progetto sin dalla fine del 2014, senza possibilità di modifiche.

Il C.d.A. dovrebbe spiegarne e giustificarne le ragioni, considerata l’entità della spesa. Allo stesso tempo dovrebbe spiegare i motivi che lo hanno indotto ad affidare la direzione dei lavori del 1° lotto della fognatura allo stesso professionista incaricato della validazione del progetto, in assenza di progetto esecutivo, mentre tale incarico risultava già affidato dall’ex presidente del C.d.A. Pola all’ing. Attilio Savi, creando le condizioni per un’azione di risarcimento da parte dell’ing. Savi. Ci chiediamo e vorremmo saperlo quali erano le ragioni vere dell’incarico all’ing. Cassitta? Il C.d.A. uscente ha il dovere di dare una risposta su questo punto. Così come avrebbe dovuto dare una risposta alla lettera, inviata da ATCP al presidente il 27 gennaio u.s., in merito all’avvio dei lavori del 1° lotto della fognatura. Tale lettera conteneva alcune “doverose domande, finalizzate a conoscere il numero delle imprese invitate; il numero delle imprese che, rispondendo all’invito, hanno partecipato alla gara; quali erano i requisiti stabiliti per la partecipazione e quali sono stati i criteri di assegnazione alla ditta IMPRE GAL S.r.l. ……ma anche per “conoscere quali garanzie la ditta aggiudicataria abbia fornito”.

L’operato del C.d.A. della Comunità del territorio di Costa Paradiso è perciò censurabile, sotto diversi profili, per avere:

  1. incaricato il professionista ing. Cassitta di una verifica-validazione non dovuta, non richiesta e, dunque, non necessaria, costata ca.80 mila Euro, su di un progetto definitivo, in presenza di un incarico affidato all’ing. Attilio Savi, per la redazione del progetto esecutivo;

  2. affidato allo stesso ing. Cassitta la direzione lavori per le opere sul depuratore in presenza di un incarico di D.L. già conferito all’ing. Attilio Savi;

  3. omesso di vigilare sul rispetto dei tempi dell’attività di verifica-validazione(60 giorni, agosto escluso, a partire dal 01.07.2013), il cui rapporto conclusivo è stato consegnato invece il 09.02.2016),così da risultare del tutto inutile;

  4. affidato l’incarico di verifica-validazione all’ing. Cassitta in via diretta anziché con procedura comparativa d’offerta da parte di almeno cinque professionisti (art. 91 cdel D.lgs. 163/06, senza accertarsi se il professionista fosse in possesso dei requisiti necessari per espletare il mandato ricevuto ed in particolare la certificazione Uni En ISO 9001, di cui poi è risultato sprovvisto);

  5. nominato il signor Fulvio Chiscuzzu, dipendente con contratto a termine assunto il 30 aprile 2015 e scadenza 30 aprile 2016, quale RUP di un procedimento iniziato nel 2011-2013 e in assenza dei requisiti, di cui alla deliberazione ANAC n. 59 del 27.07.2006 D.Lgs. 163/06 Articoli 10 - Codici 10.1-

  6. incaricato l’ing. Cassitta, in fase progettuale e di verifica e prima della chiusura della V.I.A., dell’esecuzione e co-redazione (con il dott. Tilocca) dello Studio di compatibilità idrogeologica del progetto di ampliamento e manutenzione straordinaria della struttura depurativa-fognaria di Costa Paradiso;

  7. condotto sul sito ufficiale della Comunità un’informazione infedele sull’iter del progetto, sia per indurre i partecipanti a ritenere la verifica-validazione affidata all’ing. Cassitta, idonea a modificare le decisioni della V.I.A., fino alla rettifica chiesta dall’ing. Savi il19.04.2016,; sia per far apparire “indiscutibili obbligazioni” e “atti dovuti” i versamenti delle rate dell’acconto del 20% sull’intera opera fognaria per eseguire lavori di straordinaria manutenzione ed ampliamento dell’impianto fognario e di depurazione, annunciando misure coercitive, tra cui quelle previste dal Regolamento di Costa Paradiso per i morosi oltre all’inagibilità delle abitazioni e all’emissione di cartelle esattoriali da parte del Comune di Trinità D’Agultu.

Altrettanto censurabile è la gestione amministrativa e contabile della Comunità, effettuata dal C.d.A. uscente, essendo caratterizzata da:

  • mancanza di trasparenza nella destinazione delle spese;

  • aumento della spesa complessiva di oltre il 30%;

  • ammanchi di cassa ingiustificati e non adeguatamente spiegati;

  • investimenti sbagliati come l’acquisto del sistema “Condomani”, messo da parte pur essendo costato ca. 30.000 €;

  • aumento eccessivo di personale, non giustificato rispetto alle reali esigenze della Comunità.

Il nuovo sistema gestionale, indicato come lo strumento di svolta per una gestione più efficiente della Comunità, è in realtà uno strumento che non supporta tutta l’attività gestionale della Comunità, ma soltanto quella contabile, e, dunque, a valenza settoriale. Peraltro, esso ancora deve essere messo a punto visti i molti errori nella predisposizione delle singole posizioni anagrafiche contabili.

Ma se il sistema gestionale viene indicato tra i dati positivi di questo C.d.A., come mai non viene data ai partecipanti la possibilità di avere almeno un’idea del suo operato, attraverso una sintesi dei dati del bilancio triennale 2013-2016, relativo al suo mandato ? Ad esempio, sarebbe interessante ed utile conoscere il volume delle Entrate, ripartite fra i principali centri di costo, come Gestione generale, Acqua, Fognatura, Personale, Servizi collettivi, ed il corrispondente Bilancio Consuntivo delle spese.

Invece, niente di tutto questo, con un bilancio che non solo non è comprensibile ai più, ma che non è stato nemmeno allegato alla lettera di convocazione dell’assemblea, nella quale si chiederà comunque la sua approvazione.

Ma, dulcis in fundo, un C.d.A. di tal fatta non poteva non chiudere in bellezza il suo fallimentare mandato.

Dopo le dimissioni di ben cinque dei suoi componenti, il C.d.A., dall’agosto 2015, è rimasto privo della maggioranza collegiale rispetto ai nove componenti iniziali. Il presidente non ha adempiuto all’obbligo di convocare l’assemblea per la integrazione del C.d.A., come stabilito dall’art. 59 del regolamento. Inoltre, ha rigettato in modo pretestuoso le istanze di 187 proprietari, costituenti 259 “posizioni anagrafiche contabili”, che chiedevano la convocazione dell’assemblea, essendo il C.d.A. ormai scaduto, oltre che dimezzato, sostenendo che il 46% dei richiedenti risultava moroso. In realtà, tra i richiedenti, quelli da considerare formalmente morosi, in quanto destinatari di decreto ingiuntivo, erano appena due, mentre quattordici avevano, sì, ricevuto diffida di pagamento, ma, tuttavia, non potevano essere considerati morosi, a termini dell’art. 64 del regolamento.

E tuttavia, il vizio di truccare le carte, non si è limitato solo a questo. Per l’Assemblea dei Partecipanti del 10 agosto p.v., il residuato del C.d.A., privo di poteri, ha pensato bene di cambiare le regole del gioco, modificando arbitrariamente i decimillesimi dei partecipanti e presentando lo statuto di un “Consorzio Costa Paradiso”, mai costituito, da approvare in assemblea straordinaria. Tutto ciò senza informare adeguatamente i partecipanti e con un tempo d’anticipo congruo, com’era d’obbligo.

Che altro dobbiamo dire per dimostrare che siamo stati amministrati con modalità del tutto discutibili, “borderline” ed anche oltre, e che chi continua a voler essere rappresentato da questi signori ne diventa, a tutti gli effetti, complice?

Ferdinando Mulas