• Ferdinando Mulas

Capitolo 1 - Nuove persone, nuova mentalità, una nuova Costa Paradiso


Diciamocelo, la notizia dell’ammanco di cassa ha svegliato dalla sonnolenza anche il più anonimo e sconosciuto proprietario di CP. È stata una di quelle notizie a cui simpaticamente su radio24 Alessandro Milan assegnerebbe il premio “mani sul volante” (da mantenere…) per gli ignari automobilisti diligenti che ogni giorno vanno a lavorare. Una notizia che fa arrabbiare anche il più tranquillo proprietario di CP. Perché dopo la rabbia verso chi ti ha sottratto i soldi c’è la rabbia verso chi i soldi te li chiede, per poi non sorvegliarli a dovere. In tanti si sono fatti sentire, ma a me interessa osservare che stanno emergendo due mentalità di gestione e visione di Costa Paradiso.

La visione conservatrice dello status quo

Da una parte c’è la mentalità ormai vecchia e superata che, lo voglia ammettere o no, l’attuale CdA rappresenta pienamente nei fatti. Mi riferisco all’idea che la Comunità debba continuare a gestire le strade, la fognatura, la rete idrica, un servizio medico e in qualche misura anche la raccolta dei rifiuti. Una mentalità nata e radicata negli anni d’oro del boom economico e turistico. Una idea economica che vedeva il proprietario di casa come una persona ricca, (qualcuno dice da spremere) niente più che un granello nella massa infinita di turisti pronti a riversarsi ogni anno a CP.

Ma tutto è cambiato dagli anni ’90. Il fallimento della Tirrenia ha sancito la fine della concorrenza sui prezzi e venire in Sardegna oggi costa il 400% in più rispetto al solo 2009. La crisi economica ha triplicato le tasse sugli immobili decretandone un calo del valore per la prima volta da oltre 30 anni. E questo trend non accenna a cambiare anzi, tutti noi abbiamo visto l’incremento delle tasse pagate a Dicembre. E il CdA cosa fa in tutto questo? A parole proclama di voler rivoluzionare il mondo, ma nei fatti (che contano) continua a vivere il mito degli anno ’90 e presenta un bilancio preventivo con quote aumentate in un sol botto del 12%. Se chiedete loro il motivo di questa scelta vi sapranno elencare una lista infinita di motivi, in gran parte validi, ma sono infiniti motivi di spesa. Sono insomma le ragioni di una mentalità vecchia che non ha saputo aggiornarsi. La mentalità del “tassa e spendi”.

Eppure questo CdA era nato sotto ben altri auspici ed attese. Basta leggere il programma della ex Unione Proprietari (che potete trovare a questo link nel sito atcp.it) per accorgersi che si era di fronte ad un programma di cambiamenti. Purtroppo la vera mentalità latente dei protagonisti è subito venuta fuori con la conseguenza che il CdA dopo pochi mesi è rimasto azzoppato dalle dimissioni. La non attuazione del programma sottoscritto ha, infatti, causato continue frizioni culminate con le dimissioni dei consiglieri di ATCP che hanno preso atto della impossibilità nei numeri di attuare il programma per cui sono stati tutti quanti delegati. È prevalsa nei numeri e nei fatti l’ala conservatrice del CdA. Dal primo giorno di vita ad Aprile 2013, passando per l’uscita di ATCP fino ad oggi, non c’è nei fatti nessuna evidenza di attuazione del programma sottoscritto.

Soltanto negli ultimi 6 mesi ho assistito alla presentazione di un bilancio sbagliato e alla omessa vigilanza sui conti rendendo possibile la sottrazione da parte di un dipendente di 55.000€. Insomma due prove eclatanti di manifesta incapacità a svolgere il ruolo assegnato (Inutile soffermarsi su chi ha commesso il furto. E' un reato penale di cui si occuperà la magistratura. Chi ruba commette un danno “contro la collettività” e non ha giustificazioni). Gli amministratori che non esercitano la loro funzione di controllo nella gestione delle risorse finanziarie della Comunità vengono meno agli obblighi assunti nei confronti della collettività dei Partecipanti.Allora mi chiedo, se spontaneamente non rassegnano le dimissioni per salvare la propria reputazione, cosa stanno difendendo? Non sono pagati, quindi non difendono una rendita, non sono portatori di interessi economici, e allora perché restano incollati sulla propria sedia? Semplice, perché la mentalità conservatrice spinge loro alla conservazione dello status quo, a non cambiare nulla per mantenere la propria posizione di privilegio. Il ruolo assegnato viene visto come un potere da difendere e non come una missione a cui assolvere. Una questione personale che nulla ha a che vedere con i nostri problemi che loro dovrebbero risolvere.

A CP ci sono state tante battaglie personali negli ultimi 30 anni, ma sono battaglie che io personalmente non ho vissuto e non voglio che vengano perpetrate a nostre spese e che si ereditino di padre in figlio. Battaglie che ci portano ogni tre anni a schierarci come una fantozziana lotta tra gruppi. Chi si ostina a combattere assomiglia oggi al giapponese che non si vuole arrendere all’evidenza di una realtà cambiata.

La visione riformista

Dall’altra parte c’è una diversa mentalità. La mentalità nata e radicata soprattutto nelle persone giovani ma trasversale a tutti. Io mi riconosco in questa mentalità. Io guardo con stupore e ammirazione il mondo che cambia. Perché “è nel caos che si creano le opportunità migliori di crescita”. (Carlo Alberto Carnevale Maffè – Professor of intelligence and Strategy SDA Bocconi Milano).

E allora, guardando il bilancio (quello corretto...) della Comunità per capire come impiega i fondi, mi chiedo e vi chiedo:

  1. Se lo Stato ha istituito una tassa sui servizi (TASI), perché mai dobbiamo pagare ANCORA questo servizio alla Comunità? (Manutenzione strade ecc…)

  2. Se per legge il fornitore idrico deve fornire anche il servizio di fognatura (in questo caso Abbanoa) perché mai sia la rete idrica che la fognatura devono essere ANCORA gestiti dalla Comunità?

  3. Se con le nostre tasse paghiamo il Servizio Sanitario Nazionale, perché mai dobbiamo pagare ANCORA (e quindi 2 volte) un servizio sanitario a CP?

  4. Se lo Stato ha presentato la riforma del condominio accogliendo le istanze dei cittadini e mettendo finalmente ordine ai problemi generati dalle precedenti situazioni ibride, perché mai la Comunità è ANCORA una associazione non riconosciuta?

  5. Dopo le promesse fatte per chiedere le deleghe, dopo che si è verificato l’ammanco di cassa, perché mai ANCORA non c’è trasparenza?

Con l’introduzione della TASI la Comunità non ha più evidenza di richiedere a noi partecipanti le quote per questi servizi. La loro erogazione è definitivamente passata nella mani dello Stato che ad opera dei suoi enti locali ne richiede le quote (la TASI appunto). Se il CdA avesse una visione moderna sgraverebbe subito questo onere. Invece ecco un'altra prova della mentalità conservatrice dello status quo che si spende per “motivare” l’aumento delle quote (“per offrire servizi migliori” dicono loro. Servizi che non devono più offrire loro dico io).

Dovrebbe concentrarsi affinché vengano cedute le competenze idriche e fognarie ad Abbanoa senza nessuna fase transitoria o presunta tale. Non sono legittimati ad erogarli.

Dovrebbe subito interpellare la ASL affinché istituisca un presidio sanitario provvisorio a CP GRATUITO. Il CdA non deve mettere a budget la spesa per un nuovo Servizio Sanitario. Non deve esistere nessuna alternativa. Nessuna fase transitoria che in Italia finisce sempre per essere perpetua.

Infine, ma non certo per importanza, dovrebbe abbandonare definitivamente il suo statuto per rinascere un minuto dopo come condominio orizzontale perfettamente disciplinato da una legge specifica che assegna precisi compiti e responsabilità ad un amministratore unico per questo adeguatamente pagato. Un passaggio semplice che non comporta stravolgimenti. Con l’adozione del condominio orizzontale verrebbero spazzati via tutti i problemi di morosità, di efficienza e di trasparenza.

Se la Comunità attuasse queste semplici ma fondamentali riforme, le nostre quote diminuirebbero drasticamente e si innescherebbe un circolo virtuoso per CP. Il prezzo dell’immobile lo fa il mercato, e oggi solo uno sprovveduto comprerebbe una casa a CP gravata da 4 imposte salatissime (o 5 per chi paga anche il condominio).

Individuando con i fatti sopra elencati i componenti di questo CdA come portatori di una visione conservatrice dello status quo, mi schiero tra coloro che chiedono alle prossime elezioni un nuovo CdA. Perché voglio credere che possa esistere una realtà diversa dal fallimento di un modello di gestione vecchio che questo CdA si ostina a portare ancora avanti.

Schierarsi a Costa Paradiso non vuol dire stare con o contro il CdA, con o contro gli operatori economici, con o contro questa o quella persona, Gli schieramenti, i partiti e le correnti lasciamoli alla politica, noi siamo solo un condominio. Prendere una posizione vuol dire decidere se si vuole la conservazione dello status quo o se si vuole riformare la Comunità. Vuol dire stare dalla parte deiconservatori di una situazione fallimentare che sta sotto gli occhi di tutti o dei riformisti. Io sto tra i riformisti convintamente. E le mie idee sono pienamente rappresentate da ATCP.

Un nuovo CdA con una nuova visione per una nuova Costa Paradiso

Che non erediti niente dal passato e che volga lo sguardo al futuro. Un nuovo CdA, in cui nessun membro del CdA e CdR presente o passato dovrà parteciparne. Perchè la credibilità passa anche dalle persone e la storia non si cancella. Un futuro tutto nuovo da scrivere.

Senza rancore con nessuno, senza rabbia, senza insulti. Dico grazie ai Fondatori di CP perché loro hanno fatto nascere questo posto, ma è arrivato il momento di voltare pagina, di cambiare visione.

Venerdì prossimo affronterò nel capitolo 2 il tema del Condominio orizzontale, come natura giuridica più idonea a rappresentare e tutelare i partecipanti di Costa Paradiso.

Stefano Angeli

Membro del Consiglio Direttivo di ATCP

stefano.angeli@atcp.it